Il presidio
Brondi acido: «Giocare così male non è facile»
Simone Pierotti
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FORTE. «Guarda che per giocare così male bisogna proprio mettercisi di impegno. Bisogna prepararsi bene per scendere in campo e offrire una simile prestazione...». Stefano Brondi, per un momento, sembra quasi non perdere la sua ironia tipica dei livornesi. Ma in realtà il trainer nerazzurro, più che arrabbiato, si sente deluso, tradito. «In settimana lavoriamo talmente tanto che non voglio pensare che sia questa la qualità della mia squadra. Non so cosa dire, tutto mi sarei aspettato tranne che una prova simile: abbiamo sbagliato tutto. Ed il primo responsabile sono io, la colpa è mia». Sarà, ma poi alla fine sono i giocatori a scendere in campo. E nessuno vuol credere che il vero Forte sia quello compassato ed inconcludente visto contro il Quarrata, anziché quello ordinato e vivace che aveva messo in difficoltà nientemeno che il Livorno in amichevole. Mister, cos'è mancato oggi (ieri, ndr), a parte la miglior condizione fisica? «Ci è mancato tutto. Nel primo tempo abbiamo fatto solamente tre-quattro cose buone. Poi, improvvisamente, abbiamo perso tutte le nostre certezze. E abbiamo sbagliato tutto. Abbiamo perso in tutti i sensi: con il cuore, con la testa, con le gambe». Soprattutto, poco gioco sulla fasce e poco collante tra centrocampo e attacco. «Negli ultimi venti minuti ci siamo allungati di proposito, per cercare qualche episodio favorevole. Ma inutilmente. Quando abbiamo tentato la carta del guizzo personale non abbiamo mai vinto un duello. E sugli esterni, effettivamente, c'è stata poca spinta. Qui qualcuno crede di essere Dio in terra e pensa di risolvere le partite con una magia, ma al Forte il calcio si gioca in un'altra maniera».
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