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Versilia

Stalking

Versilia, chiusa in casa per un mese in attesa del braccialetto elettronico all’ex compagno

di Luca Pardini

	Il numero delle donne che si è rivolto al Centro Antiviolenza di Viareggio è aumentato del 30% rispetto ai primi 10 mesi del 2025
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Il numero delle donne che si è rivolto al Centro Antiviolenza di Viareggio è aumentato del 30% rispetto ai primi 10 mesi del 2025

La storia di una donna versiliese che aveva già denunciato l’uomo per gravi episodi di stalking. La Casa delle Donne: «Non è un caso isolato e questo mina la fiducia nel denunciare»

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VIAREGGIO. Per un mese ha vissuto praticamente da reclusa in casa propria. Costretta a chiedere anche le ferie dal lavoro, a limitare al minimo le uscite e, quando proprio non poteva evitarle, a farsi accompagnare da qualcuno. Il motivo? La paura di incontrare l’ex compagno violento, denunciato per gravi episodi di stalking.

Un mese nel terrore

È la storia di una donna versiliese, che ha dovuto attendere un mese intero prima che arrivassero le misure cautelari richieste per l’ex compagno, tra cui il braccialetto elettronico.

Un mese di terrore passato nella lunga attesa che la giustizia facesse effettivamente il suo corso. Una vicenda - emersa ieri nel corso della conferenza alla Casa delle Donne di Viareggio - che rende l’idea della tendenza emersa dai numeri: le richieste di aiuto aumentano del 30%, ma le denunce sono in calo. «Denunciare già di per sé non è semplice, ma poi queste donne si ritrovano in un limbo, in attesa che vengano applicate le misure cautelari - spiegano le operatrici della Casa delle Donne - e nel frattempo come fanno a vivere? Non tutte possono permettersi di prendere ferie o avere qualcuno che le accompagni. Per non parlare di tutte le criticità legate ai malfunzionamenti dei braccialetti e addirittura alla possibilità, per l’uomo, di rifiutarne l’applicazione richiedendo misure alternative».

Gli ostacoli alle denunce

Ed è proprio la sfiducia nella protezione garantita dalle istituzioni a emergere come uno degli ostacoli alle denunce. Un paradosso, considerando che le richieste di aiuto continuano ad aumentare. Dal primo gennaio la Casa delle Donne di Viareggio ha accolto 240 donne, il 33% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, per oltre 1.300 colloqui complessivi. «Abbiamo dovuto raddoppiare i primi tre turni settimanali per riuscire ad accogliere tutte, ma le denunce diminuiscono - continuano le operatrici - spesso ci vengono portati a esempio i casi di donne morte nonostante la denuncia, domandandoci allora che senso abbia».

L’emergenza abitativa

Se la denuncia è forse uno dei primi passi del percorso per uscire dalla violenza, l’ultimo è quello di rifarsi una vita propria. E qui emerge un’altra emergenza, quella abitativa, che spesso arriva «come un vero e proprio blocco al percorso - spiegano le operatrici - trovare un alloggio in Versilia è diventato un ostacolo enorme, soprattutto per chi ha figli piccoli o non dispone di un contratto di lavoro stabile. Ci sono proprietari che non vogliono affittare a donne con bambini. Chiediamo da anni alle istituzioni corsie preferenziali per queste situazioni, perché non possiamo essere noi a farci carico anche della ricerca di una casa e del sostegno economico».

Il lavoro stabile

Il problema dell’abitazione si intreccia inevitabilmente con quello occupazionale. «Molte donne lavorano a tempo parziale, in nero oppure soltanto durante la stagione estiva, che comunque è una buona soluzione perché generalmente abbastanza redditizia - spiegano dalla Casa delle Donne - oggi, però, ci chiedono soprattutto un lavoro stabile, anche più di uno, perché senza un contratto regolare diventa praticamente impossibile trovare qualcuno disposto ad affittare. L’emergenza abitativa è persino più difficile da affrontare di quella lavorativa».

I numeri dell’accoglienza

Sul fronte dell’accoglienza, dall’inizio dell’anno sono state ospitate cinque donne con otto bambini nelle case rifugio a indirizzo segreto. Altre due donne, insieme a due bambini, hanno trovato ospitalità nella casa di seconda accoglienza, mentre quattro donne con tre bambini sono state accolte nella stanza destinata alle emergenze, utilizzata per le situazioni che richiedono una sistemazione immediata e temporanea.

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