Clima
Le Torrette dell’Hotel Royal e la Belle Époque di Viareggio: in un libro la storia dell’albergo simbolo della città
Il volume, appena uscito, è stato scritto dallo storico Riccardo Mazzoni. Tutto cominciò grazie al proprietario della struttura, Francesco Gentili
Quand’è che Viareggio visse una sua strepitosa Belle Epoque? Gli ateniesi la ebbero ai tempi di Pericle, i romani ai tempi di Cesare Augusto, i fiorentini col Rinascimento e Michelangelo, Leonardo, Raffaello, i parigini nel Novecento illustrata da Toulouse Lautrec. Viareggio visse i suoi fasti, la sua particolare Dolce Vita, tra il 1920 e il 1930 quando, affermatosi il regime fascista, si acquietarono le ribellioni proletarie nelle Darsene (a colpi di manganello) e venne soprattutto alla borghesia cosmopolita una gran voglia di balli spensierati sulle stupefacenti rotonde dei bagni dal Burlamacca a piazza Mazzini. Palcoscenico ideale di tanta gioia di vivere furono i restaurati saloni del principesco Hotel Royal sul lungomare.
Un preziosissimo libro da pochissimo uscito, curato con particolare attenzione e bravura dallo storico viareggino Riccardo Mazzoni, offre un’amplissima serie di informazioni su quel tempo dorato. A Viareggio brillarono Luigi Pirandello e Giacomo Puccini, Guglielmo Marconi e Pietro Mascagni, Orio Vergani e Leonida Repaci, Curzio Malaparte e Giorgio De Chirico, Marta Abba e Dina Galli, Matilde Serao e Margherita Sarfatti (la storica amica di Mussolini). Il libro esce in occasione del centenario della sopraelevazione dell’Hotel Royal, arricchito di torrette e da un architetto di prestigio, quell’Alfredo Belluomini al quale si devono il Gran Caffè Margherita (oggi in restauro) e la sede della Misericordia in via Cavallotti.
Chi dette il via a quella stagione di effervescente mondanità fu proprio il proprietario dell’hotel, un elegante, chiccoso signore che si chiamava Francesco Gentili, il quale inserì Viareggio, città balneare appena uscita dai drammi della prima guerra mondiale, tra le strutture di risonanza internazionale.
Gentili si era impossessato dell’hotel dalla famiglia Togni che lo aveva preso a sua volta dai Nelli (uno di loro era stato sindaco di Viareggio) che ne avevano fatto il loro sontuoso palazzo familiare. Ma dal 1904 il casone divenne albergo e fu davvero un palcoscenico di trame, flirt, avventure, di una generazione che nulla voleva perdere e concepiva la vita come spettacolo, amandosi, tradendosi, riaccoppiandosi.
Testimone boccaccesco dell’epoca divenne il conte Boni, detto Cravache, uno spiritosissimo viveur che scriveva sui giornaletti di pettegolezzi e fake-news. A lui si devono molte delle cronache riprese da Mazzoni e inserite in questo libro dal titolo “Viareggio, l’Hotel Royal e il mito della Perla del Tirreno”.
Ciò che caratterizzò le stagioni furono soprattutto le feste danzanti. Si iniziava a ballare nei giardini del Royal, profumati dai tigli e dagli oleandri e si terminava all’alba al caffè “Poldo” per un primo caffè con brioche.
Il 21 agosto del 1926, un sabato, si ebbe il Ballo della Donna. Vi partecipò un pubblico di duemila invitati. La serata era patrocinata dalla Mondadori. Si caratterizzò perché le autorità prescrissero che sui tavoli non circolasse champagne ma soltanto spumante italiano. Così il regime proteggeva la produzione nazionale.
Poi vi fu il Ballo della Moda. Regina della moda fu proclamata la signora Rolandi Ricci, leggiadrissima sotto la parrucchina bianca. Sue damigelle furono Concetta Forzano e Laura Lantini.
Poi nel 1927 si organizzò il Ballo dell’Aviazione. Nell’occasione il marchese Balestra offriva a tre dei presenti un volo sul proprio apparecchio.
Nel 1928, alla Ballo della Mondanità, vennero messi in gara preziosi profumi. Se li aggiudicarono donna Franca Florio dell’imponente famiglia siciliana (su di lei di recente hanno anche fatto film e letteratura) e la contessa Zucchini.
Poi vi fu il Ballo delle Viole, in omaggio al profumo Viola di Parma. Al tavolo si fecero notare Luigi Pirandello (che abitava in hotel assieme a Marta Abba), Leonida Rèpaci, il pittore Primo Conti, l’attrice vamp Dina Galli. Ebbe premi e ammirazione la piccola Adriana Farinacci, figlia di un celebre ras del regime fascista, che ebbe un simpatico battibecco nientemeno che con Luigi Pirandello.
Per il ballo degli Artisti del 1929 (sempre in agosto) vennero tra mille ospiti Giorgio De Chirico e tanti attori quali Dina Galli, Elsa Merlini, Leopoldo Fregoli, Angelo Musco, Petrolini, Spadaro, Wanda Capodaglio, Maria Melato. Un vero convegno anche perché in quegli anni divenne di moda per le compagnie di prosa debuttare al Politeama in Passeggiata (gestito da Enrico Pea). Dina Galli, dopo le danze, fece un giro per i saloni raccogliendo offerte per la casa di riposo degli attori.
Nel 1930 un altro ballo indimenticabile fu quello del noto “Premio Viareggio”. Il Premio lo vinsero Lorenzo Viani e Bucci. In sala il fiore della cultura italiana. Rammentati in affiches D’Annunzio e Papini.
Anche nel 1931 il “Viareggio” ebbe la sua festa domenica 18 agosto. Ormai a dirigerlo non era più il fondatore Leonid Rèpaci ma i fascistissimi Iardo Ferretti e l’on. Dino Alfieri.
Ma quanti altri balli videro in passerella elegantissime dame e strafamosi cavalieri. Dal 1926 al 1932 si festeggiarono la Casa del Mutilato, la Festa dei Bimbi, il Ballo dell’Aviazione, Pechino di notte, il ballo dell’Alfa Romeo, il ballo della Fiat, quello della Perugina, l’omaggio a Charlot, il ballo Chianti, il ballo Chanel, la festa dell’elettricità.
Ma non fu sempre festa. Riccardo Mazzoni rammenta due episodi pittoreschi.
Il primo quando Pirandello fu colto attorno all’hotel costretto a far passeggiare i cagnolini della sua amica Marta Abba. Pirandello era sfortunatamente ammogliato in Sicilia, ma in estate fuggiva al Royal. Nei giardini teneva sulle ginocchia una macchina da scrivere e lì inventava le sue strafamose commedie. Poi a sera si alzava e portava a passeggio i cagnolini dell’amante che intanto, vista la stagione, si bagnava allo stabilimento “La Salute”, tra la gioia dei bagnini che se la godevano.
Un altro episodio fu quando si sparse la voce che all’Hotel Royal era ospite il germanico principe Bulow. L’Italia era in guerra contro Austria e Germania così quando cominciò a circolare la notizia della presenza “sgradita” (avrebbe dovuto incontrare Antonio Salandra) un folto gruppo di patrioti al comando del poeta Riccardo Roccatagliata Ceccardi e del pittore Lorenzo Viani si radunò per dare l’assalto all’albergo. Salandra scappò subito via verso La Spezia. Carabinieri e polizia poterono poi salvare il malcapitato principe nemico.
Al Royal continuarono, sensualissime, le danze...
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