Le concessioni portuali nel mirino dell’Antitrust: «Devono andare a gara» – E spuntano già le prime offerte
Dopo gli stabilimenti balneari, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato interviene anche sulla questione porti e relative concessioni demaniali: ribadendo la necessità dell’applicazione dei principi dell’Unione Europea
VIAREGGIO. Le concessioni portuali, una volta arrivate alla scadenza, devono essere messe a gara con una procedura di evidenza pubblica. Che garantisca, spiega l’Autorità Antitrust, «imparzialità, trasparenza, massima partecipazione, non discriminazione e parità di trattamento, a garanzia di un reale ed effettivo confronto competitivo». Parole che risuonano familiari ai gestori delle imprese balneari, a loro volta alle prese con i bandi in arrivo per la gestione delle spiagge.
Come i bagni
Così l’Autorità garante della concorrenza e del mercato interviene anche sulla questione porti e relative concessioni demaniali: ribadendo la necessità dell’applicazione dei principi dell’Unione Europea, come previsto dall’arcinota direttiva Bolkestein, per le riassegnazione con gara delle concessioni che permettono alle imprese di usufruire di spazi portuali pubblici. È il ragionamento, del tutto identico, che viene applicato agli stabilimenti balneari. A prescindere dal tipo di attività economica impiantata sulle banchine.
Stop alle proroghe
«L’Autorità, in più occasioni – si spiega in un recente intervento dell’Agcm – ha rilevato come la normativa non sia stata correttamente recepita dagli enti competenti, i quali hanno continuato a stabilire la proroga di concessioni relative a strutture dedicate alla nautica da diporto su disposizioni che, oltre a essere state ripetutamente censurate dall’Autorità e dal giudice amministrativo, non sono in ogni caso applicabili alla gestione di dette strutture. Preme rammentare il consolidato orientamento dell’Autorità in merito alle criticità concorrenziali derivanti dalle diffuse e reiterate proroghe disposte nel tempo che, rinviando il confronto competitivo per il mercato, impediscono o comunque ritardano l’applicazione della normativa euro-unitaria e l’apertura alla concorrenza del mercato delle concessioni demaniali marittime. Così impedendo di cogliere i benefici che deriverebbero dall’affidamento attraverso procedure a evidenza pubblica. Eventuali proroghe degli affidamenti – si prosegue – non dovrebbero mai eccedere il tempo strettamente necessario allo svolgimento delle procedure di gara da parte dell’amministrazione». Da questo punto di vista, non solo le proroghe vengono “cassate”, ma anche la procedura di gara che avviene “su istanza di parte” viene ritenuta non idonea: in pratica è la selezione che avviene quando è lo stesso concessionario a fare una richiesta all’amministrazione pubblica per il rinnovo della concessione. Modalità che non è considerata trasparente dall’Antitrust. Inoltre l’amministrazione, Comune o Autorità portuale, deve rendere noti, prima della gara, i criteri di valutazione delle offerte. Sulla base di «trasparenza, equità, non discriminazione, ragionevolezza e proporzionalità che assicurino il contenimento dei prezzi, un’adeguata fruibilità per le diverse categorie di utenti finali e l’effettiva contendibilità di una risorsa scarsa. Sotto tale profilo, si ritiene che possa costituire una barriera all’accesso ai servizi portuali la previsione di contratti pluriennali di assegnazione degli ormeggi e che prevedono la possibilità di rinnovo automatico per una durata elevata». Per quanto riguarda gli indennizzi, vale il ragionamento applicato ai balneari: no a risarcimenti a pioggia per chi perde la concessione, ma solo nei casi «di tutela del legittimo affidamento (dove sussistente) del medesimo concessionario, e comunque limitatamente al valore di eventuali investimenti da questo effettuati e non ancora ammortizzati al termine della concessione, per i quali non è possibile la vendita su un mercato secondario».
Le prime offerte
Che il porto sia un’attività economica che fa gola non c’è alcun dubbio: parliamo di circa 250 concessioni in tutto, con una rilevanza imprenditoriale di valore. Ecco perché, sul solco di quanto sta accadendo in tema Bolkestein, si sono già registrate le prime offerte e i progetti da parte di imprese ad oggi fuori dal bacino portuale, e che puntano a ottenere un posto al sole.
I grandi cantieri
A questo punto è lecito chiedersi: cosa succederebbe se un grande cantiere perdesse la concessione? Inevitabilmente dovrebbe spostare la propria attività altrove, con tutto quel che ne consegue in termini logistici e di personale impiegato, oltre che di ricaduta economica sul territorio. Ma i cantieri hanno dalla loro la possibilità di ottenere un rinnovo fino a trent’anni, con un importante piano di investimenti che consenta di ottenere una nuova concessione e la ragionevole garanzia di non dover traslocare. È quello che hanno fatto in molti, per evitare di doversi ritrovare con una concessione in scadenza a breve.
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