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Viareggio, addio al neuropsichiatra Zappella: era nipote ed erede di Tobino

di Luca Pardini

	Michele Zappella con lo zio Mario Tobino
Michele Zappella con lo zio Mario Tobino

Aveva 90 anni ed era nato a Viareggio. Fu tra i primi in Italia a occuparsi di autismo con un approccio innovativo dopo la specializzazione negli Stati Uniti

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VIAREGGIO. Sarà sepolto a Viareggio, nel cimitero della Misericordia, vicino a dove riposa lo zio Mario Tobino. Se n’è andato la mattina di due giorni fa, a Siena, il professor Michele Zappella, figlio di “Tilde” Tobino, sorella maggiore del celebre psichiatra e scrittore viareggino.

Novant’anni compiuti lo scorso marzo, Zappella è stato l’unico dei sei nipoti di Tobino (che non aveva figli) a seguire le orme professionali dello zio, divenendo poi un luminare nel campo della neuropsichiatria infantile.

Il ricordo

«Ha posto sempre in primo piano il piccolo paziente con grande umanità e straordinaria professionalità – ricorda la cugina Isabella Tobino, presidente della Fondazione in memoria dello zio – Era molto amato. Fino in fondo i genitori dei “suoi ragazzi” hanno continuato a telefonargli per chiedergli consigli, per capire come potersi comportare con i propri figli».

Zappella era nato a Viareggio nel 1936 e in città aveva trascorso i suoi primi anni di vita, salvo poi cominciare a spostarsi – in Italia e all’estero – per gli studi prima e per la professione poi. «Ha intrapreso gli studi medici a Roma e si è poi spostato negli Stati Uniti per la specializzazione – continua Tobino – In America ha potuto conoscere e approfondire gli studi sul disturbo dello spettro autistico, dato che là erano molto più avanti sul tema, e quando è tornato in Italia è stato il primo a conoscere e trattare questa malattia con un approccio diverso, dato che ai tempi veniva semplicemente incasellata nella schizofrenia».

Zappella era il maggiore dei nipoti di Tobino: «Oltre a essere stato l’unico ad aver intrapreso la professione medica, motivo per cui anche nella volontà di mio zio lui è sempre stato indicato come colui che ci avrebbe guidato nella custodia della memoria tobiniana – prosegue la cugina Isabella – Ricordo che quando si iscrisse a medicina mio zio gli diede un camice e lo portò a visitare il reparto femminile di Maggiano. Si può dire che Michele è sempre stato un po’ il nostro faro ed eravamo tutti molto legati a lui».

La sua formazione, certamente influenzata dall’esempio dello zio psichiatra, gli ha permesso di diventare uno stimato medico e un brillante studioso. «Ricordo che uno dei suoi primi incarichi una volta tornato dagli Stati Uniti fu all’ospedale psichiatrico di Volterra – racconta Tobino – Mio zio lo mise subito in guardia, dicendogli che là avrebbe fatto delle esperienze dure. Ai tempi a Volterra c’erano ancora i reduci di guerra e Michele fu assegnato proprio a questo reparto, pieno di soldati americani che nessuno riusciva a curare. Si scoprì in seguito che il principale ostacolo era la lingua, dato che nessun medico parlava l’inglese, mentre Michele non ebbe problemi grazie al periodo negli Stati Uniti e in poco tempo furono tutti dimessi».

L’ultimo saluto

Mercoledì 26 agosto è in programma l’ultimo saluto alla cripta di San Domenico, a Siena, «e poi verrà portato a Viareggio per essere sepolto nel cimitero della Misericordia, dove si trova anche sua mamma Tilde. Michele amava moltissimo questa città, qui era nato e qui era venuto spesso in vacanza con i figli. L’ho visto per l’ultima volta un mese fa, lui era in sedia a rotelle da circa un anno e mezzo ma chiacchierando mi disse che una volta ripresosi sarebbe venuto a Viareggio per fare il bagno insieme».

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