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Versilia, si fingono disabili per saltare la coda al Cup: l’Asl blocca l’accesso alla fila prioritaria
Viareggio, al Centro dell’ospedale in un giorno oltre 300 accessi “prioritari”: ci sono state anche risse e interventi della polizia. Ma è polemica sulla scelta dell’Asl che mette in difficoltà i più fragili
VIAREGGIO. Per colpa dei “furbetti” a finire penalizzato è chi davvero è più fragile. È una situazione paradossale – ma anche particolarmente preoccupante – quella che si è venuta a creare nei Cup di tutta l’area Versilia (non solo all’ospedale di Lido ma anche nelle sedi distaccate) dove, ormai da diversi giorni, è scomparsa la fila prioritaria dedicata alle persone diversamente abili.
Chi infatti convive con una disabilità aveva – almeno fino a una settimana fa – la possibilità di saltare le lunghe code ai Centri unici di prenotazione e avere un accesso prioritario ai servizi all’utenza garantiti dal personale dell’Asl: era sufficiente recarsi al Cup e “cliccare” il pulsante relativo sul totem informativo all’ingresso per avere il tagliando ad accesso prioritario. Così invece non è più. E il motivo è semplice: c’era chi, pur non avendo alcuna disabilità, ha approfittato del tagliando ad accesso prioritario per risparmiare tempo e saltare la coda. Scatenando, in diverse occasioni, vere e proprie liti degenerate anche in incresciosi episodi di violenza.
La decisione dell’Asl di rimuovere la possibilità di avere un accesso prioritario – inserita già da tempo su richiesta di un’associazione di volontariato del territorio versiliese – sembrerebbe infatti frutto di una pratica scorretta che nel tempo aveva sempre più preso piede in tutta la Versilia. Ad esempio – come confermano anche dall’Asl Toscana nord ovest – al Cup dell’ospedale di Lido di Camaiore sono state registrate giornate con 300 accessi, quasi tutti “prioritari”. Al punto da scatenare diverse risse tra le decine di utenti in coda, che hanno richiesto vari interventi anche da parte delle forze dell’ordine chiamate dal personale dell’Asl, preoccupato dall’escalation di violenza. E di conseguenza tutta questa situazione ha costretto i responsabili del servizio a optare per una decisione drastica: togliere la possibilità a tutti di avere un accesso prioritario al Cup, anche perché «il personale dello sportello – chiariscono dall’Asl – non può chiedere ai cittadini quale sia il loro problema e valutare il grado di disabilità delle persone» ma dovrebbe controllare i documenti di ciascun utente (lavoro questo che rallenterebbe il processo, anziché velocizzarlo). In questo modo, tuttavia, a finire maggiormente puniti da questa scelta non sono tanto i “furbetti” della coda (che spesso, pur non avendo una disabilità, si sono giustificati ritenendo di avere problemi di salute altrettanto rilevanti e quindi sufficienti per avere diritto alla priorità), quanto le persone con effettiva disabilità.
«È stata una bruttissima sorpresa – racconta Samuele Di Mare, volto noto in città e tra i tifosi del Viareggio Calcio – io ho una disabilità al 100% e sono sempre andato al Cup per accedere ai servizi dell’Asl sicuro di poter godere dell’accesso prioritario: all’entrata del Tabarracci, ad esempio, prendevo il biglietto con il marchio per i disabili al totem all’ingresso e sapevo di potermela sbrigare in poco tempo. Alcuni giorni fa invece sono dovuto tornare al Cup del Tabarracci per cambiare il medico di base di uno dei miei figli, che ha compiuto da poco 16 anni. Sono entrato, sono andato al totem come avevo sempre fatto e lì mi sono trovato spiazzato perché non ho più visto il pulsante dedicato ai diversamente abili. Avevo una sessantina di persone in coda davanti a me, una situazione – racconta – francamente inaccettabile. Ho chiesto spiegazioni del perché fosse successo e mi è stato riferito che è stato tolto non solo al Tabarracci ma in tutte le zone di servizio dell’Asl in Versilia perché c’erano state persone che se ne erano approfittate per saltare la fila pur non avendone diritto. Per fortuna – conclude Di Mare – quel giorno ho trovato un medico che ha avuto l’intelligenza di non farmi fare la fila e si è imposto per farmi passare avanti. Ma non è giusto che si sia costretti a fare così: intanto perché non si può sempre dipendere da un medico che si assume la responsabilità di un gesto simile, e poi perché se questo diritto non è più istituzionalizzato – spiega – dalla stessa Asl non voglio neppure chiedere alle persone in coda di farmi passare unicamente perché diversamente abile».
L’azienda sanitaria tuttavia, pur avendo deciso «di non utilizzare più un tasto specifico per la priorità viste le molte criticità che si sono verificate nelle strutture, con momenti di tensione e quindi anche fenomeni di allungamento dei tempi per dirimere le varie questioni» ha comunque apposto al front office dei Cup «un cartello – spiegano dall’Asl – che invita gli utenti a dare comunque la precedenza a persone con disabilità o invalidità e alle donne in gravidanza».
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