Il Tirreno

Versilia

Dal litorale

Caro ombrellone, quanto mi costi: «In Versilia abitanti costretti a rinunciare» – Cosa succede

di Angelo Petri
Uno scorcio del litorale di Forte
Uno scorcio del litorale di Forte

Fra prezzi in aumento o bagni pieni, i residenti si sentono “sfrattati” dalla spiaggia di Forte dei Marmi: ora si aspetta l’incontro tra balneari e Comune. Tra i temi, le feste in riva al mare

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FORTE DEI MARMI. C’è un profumo strano in quest’aria di inizio marzo. Non sono solo le mimose in fiore a solleticare le narici dei fortemarmini e dei vicini quercetani, ma un odore più pungente: quello del “nuovo corso” balneare. Con l’avvicinarsi della stagione, sembra proprio che oltre ai fiori stiano sbocciando nuove tariffe e una lingua che, sotto le tende, parla sempre meno il dialetto locale e sempre più il “business english” dei grandi fondi d’investimento.

Il ritornello è ormai lo stesso in ogni bar, da piazza Marconi a Querceta: «Ho provato a prenotare nel solito bagno, ma mi hanno detto che è tutto pieno» o, ancora peggio, «Mi hanno chiesto assai di più dell’anno scorso! ». Non è una sorpresa, per carità. Lo diciamo da tempo: l’arrivo dei grandi investitori italiani e stranieri, che hanno già “messo le mani” su metà del litorale, sta legittimamente trasformando la spiaggia in una costellazione di beach club esclusivi.

Se a questo aggiungiamo le evidenze pubbliche dietro l’angolo, il quadro è servito: l’ombrellone a “prezzo accettabile” sta diventando un reperto archeologico. Le due attuali spiagge comunali? Gocce d’acqua nel deserto. Non bastano più a contenere la marea di residenti e habitué che si sentono improvvisamente “sfrattati” dai bagni che cambiano pelle. Una criticità di cui si era accorto già nel maggio scorso il sindaco Bruno Murzi, quando paventava la necessità di implementare i bagni comunali, magari acquisendo una o due concessioni per tutelare le famiglie del paese in cerca di ombrelloni. È stato fatto qualcosa per trovare queste concessioni? Per ora non se n’è saputo nulla. Intanto, se una volta le lamentele passavano dal barbiere, oggi esplodono nel grande calderone dei social network.

È un vero e proprio pout-pourri di sfoghi che fotografa la situazione: c’è chi invoca il modello europeo, sostenendo che per un bene pubblico non si possa prescindere da regole diverse per chi parla di “servizio alla comunità”; c’è chi, con pragmatismo amaro, sottolinea il cortocircuito legale: «Se consenti a un privato di investire milioni su un bene pubblico, poi non puoi cambiargli le regole dall’oggi al domani». Insomma, il danno è fatto: bisognava prevedere l’evoluzione che c’è stata; e poi c’è lo smarrimento di chi non capisce più la direzione del vento: «Cosa c’entrano le feste nei bagni con il diritto a un ombrellone?».

La realtà è che ormai quasi la metà degli stabilimenti fortemarmini ha cambiato titolarità, e chi vuole investire è libero di farlo, a discapito però di quell’equilibrio sociale che ha reso il Forte quello che è. In tutto questo, il clima è elettrico. Cosa accadrà? Gli occhi sono tutti puntati sugli incontri tra l’amministrazione e i balneari. Si dice che all’ordine del giorno ci siano le famigerate “feste nei bagni”, tema sempre caldissimo e divisivo, e chissà che quanto accaduto a Crans-Montana non abbia reso tutti più attenti, ma la speranza è che tra cocktail, musica e decibel si parli anche di questo: del diritto dei fortemarmini a godersi il loro mare senza dover accendere un mutuo o “emigrare” a Fiumetto o al Cinquale. Chissà se tra le mura del Comune sboccerà una soluzione o se dovremo rassegnarci a guardare il mare solo dalle foto su Instagram dei nuovi proprietari. 

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