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Spiagge, sentenza entro dicembre: «Pochi margini, aste inevitabili» – L’analisi dell’avvocato dei balneari

di Matteo Tuccini

	Alessandro Del Dotto, l'avvocato che tutela i balneari e una veduta degli stabilimenti versiliesi
Alessandro Del Dotto, l'avvocato che tutela i balneari e una veduta degli stabilimenti versiliesi

Ieri udienza al Tar. Alessandro Del Dotto, avvocato dei balneari (ex sindaco di Camaiore): «L’Antitrust sbaglia, ma le gare ci saranno»

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CAMAIORE. È attesa entro la fine dell’anno, o al massimo agli inizi del 2026, la sentenza del Tribunale amministrativo regionale della Toscana sulle concessioni delle spiagge di Viareggio, Lido di Camaiore e Forte dei Marmi.

Ieri c’è stata l’udienza a Firenze: da un lato della contesa c’è l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, detta anche Antitrust, che ha fatto ricorso al Tar contro i provvedimenti dei Comuni che – a suo dire – hanno rinviato le “aste” delle spiagge; dall’altro ci sono gli stessi Comuni e i balneari, che ribadiscono la legittimità delle proprie scelte. Dopo Pietrasanta, ieri è toccato alle altre amministrazioni del litorale versiliese. Di fatto è una battaglia legale in cui l’Antitrust cerca di sbloccare le gare, mentre i Comuni provano a prendere tempo puntando sul fatto che le gare devono essere fatte entro l’estate 2027.

«La vicenda delle concessioni demaniali si trova a un punto critico, non solo per i concessionari ma per tutti gli attori istituzionali del sistema – spiega Alessandro Del Dotto, ex sindaco di Camaiore e in queste veste avvocato dei balneari – Partiamo dai concessionari: a oggi, non v’è alcuna indicazione sull’indennizzo. Previsto nella legge 118/2022 (governo Draghi) , al 31 marzo non è arrivato alcun decreto ministeriale e, nel frattempo, l’ultima bozza di decreto ha raccolto prima un parere negativo della Commissione UE e poi un parere negativo del Consiglio di Stato che, praticamente, ha stroncato il principio dell’indennizzo, solo salvando in parte l’idea che si proceda a indennizzo per i beni ammortizzabili non ammortizzati».

«Andiamo ai Comuni – prosegue Del Dotto – Sono pochi gli enti locali che hanno deliberato indirizzi ai propri dirigenti per la definizione dei criteri da precisare e pesare coi punteggi nei bandi. Quei pochi che lo hanno fatto, si sono trovati in casa l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato, che li ha impugnati o resi oggetto di procedure sanzionatorie e ricorsi al Tar. Proseguiamo con Agenzia del Demanio, che ha avviato le iniziative di incameramento previste con l’articolo 49 del Codice della navigazione. Su questo tema, a mio giudizio, ha senso per i concessionari agire per chiarire se le loro strutture sono amovibili o non amovibili (unica vera definizione di riferimento del Codice, che non parla di facile o difficile rimozione), fermo restando che le valutazioni degli enti interessati non sono insindacabili e potranno formare oggetto di ulteriori contenziosi. Finiamo, dunque, con l’Agcm: i ricorsi fatti contro le proroghe del 2024 stanno avendo scarso successo e non si concludono come l’Autorità sperava; al di là del problema dei ricorsi promossi con avvocati di libero foro anziché con l’Avvocatura, l’Agcm fatica a inseguire tutti gli atti e deliberazioni locali che in tutta Italia si stanno diffondendo. Sullo sfondo di ciò, ci sono i giudici amministrativi che, ormai stabilmente, dicono tre cose: no a proroghe automatiche e generalizzate per tutti; l’assenza di strumenti urbanistici, di regolamenti, e della norma di indennizzo non sono un motivo da usare per non procedere alla pubblicazione dei bandi; vi sono solo alcuni specifichi casi, puntuali e non generalizzabili, in cui estensioni temporali delle concessioni sono valide e legittime. E la spinta dei giudici, che decidono, soffia nelle vele delle procedure selettive».

«Si può ancora sostenere – conclude Del Dotto – che la differenza tra beni demaniali e servizi possa motivare un’esclusione delle concessioni demaniali dalla disciplina della direttiva Servizi? A mio parere no, ormai graniticamente lo affermano la Corte di Giustizia Europea e tutti i giudici di ogni ordine e grado. La Giustizia civile potrà dire qualcosa? A mio parere no, non v’è spazio per i giudici civili in questa materia se non per due argomenti che vedo all’orizzonte: la quantificazione degli indennizzi e la qualificazione delle opere da incamerare. La vera chiave di volta del tema è quella della volontà politica, che è sovrana e decide se una proposta è di interesse pubblico o no. L’unica conclusione che mi sento di dare è che non c’è una soluzione valida per tutti e che le soluzioni e le strategie sono diverse da un’azienda balneare all’altra; chi tenta di tenere tutti dentro un’unica prospettiva fallirà».


 

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