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Versilia

La sentenza

Forte dei Marmi, coppia di Prato rapinata per il Rolex da 40mila euro. Cinque condannati, chi sono

di Melania Carnevali

	La Suprema corte
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La Suprema corte

Secondo quanto ricostruito nei precedenti gradi di giudizio, l’azione fu frutto di un piano con ruoli ben definiti

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FORTE DEI MARMI. Una rapina di un Rolex da 40mila euro a Forte dei Marmi, un inseguimento, il contatto fisico con la vittima e la fuga organizzata con scooter e auto a noleggio. È da questi fatti, avvenuti il 17 marzo 2022 nella località versiliese, che ha preso le mosse un processo concluso ora in via definitiva con la sentenza della Corte di Cassazione. Vittima una coppia di Prato.

La sentenza

La Suprema Corte, con decisione depositata l’11 settembre, ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da Giuseppe Esposito, Salvatore Esposito, Armando Barbarano, Simone Spagnoli ed Eduardo Bottiglieri, tutti originari di Napoli e di età comprese tra i 28 e i 59 anni, rendendo così definitive le condanne già pronunciate dal Gup di Lucca e poi confermate.

La ricostruzione

Secondo quanto ricostruito nei due precedenti gradi di giudizio, l’azione fu frutto di un piano con ruoli ben definiti: Barbarano materialmente strappò l’orologio e, durante l’inseguimento, entrò in contatto con la vittima; Giuseppe Esposito fu individuato come organizzatore; Spagnoli come conducente della Nissan Qashqai usata per recuperare i complici; Bottiglieri noleggiò l’auto; Salvatore Esposito gestì lo spostamento e il recupero dello scooter.

Le richieste dei difensori

I difensori avevano chiesto la riqualificazione del fatto da rapina impropria a furto con strappo, sostenendo che le telecamere non documentassero alcuna violenza e che la «manata al volto» riferita dalla vittima fosse stata menzionata solo in un secondo momento. I giudici della Cassazione hanno però respinto questa lettura: il contatto tra Barbarano e la persona derubata, avvenuto per impedire l’inseguimento, integra secondo la legge gli estremi della rapina impropria.

Altri motivi di ricorso riguardavano la mancata concessione delle attenuanti generiche, negate in considerazione della gravità del fatto e dell’ingente valore del bene sottratto. Anche queste censure sono state giudicate infondate. In particolare, per Bottiglieri la difesa aveva contestato che il semplice noleggio dell’auto potesse configurare concorso nel reato. La Cassazione ha invece ritenuto che il suo apporto logistico, insieme ad altri elementi emersi, fosse parte integrante del piano.

La motivazione

Nella motivazione, la Suprema Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in una nuova valutazione del merito delle prove, già analizzate e ritenute attendibili sia in primo grado sia in appello. La “doppia conforme” delle sentenze precedenti ha trovato conferma, senza contraddizioni né vizi logici. Con la pronuncia di inammissibilità, le condanne diventano definitive. Oltre alle pene già stabilite, i cinque imputati dovranno pagare le spese processuali e una somma di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.

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