La guida
Viareggio, indimenticabile Manù: dieci anni fa l’aggressione che gli costò la vita. Cosa successe quella maledetta notte
In nome di Manuele Iacconi sono state fondate squadre e scuole, organizzate feste e tornei
VIAREGGIO. Sono trascorsi dieci anni dall'aggressione per futili motivi a Manuele Iacconi, avvenuta in via Coppino in Darsena la notte di Halloween, il 31 ottobre 2014. Un’aggressione tanto assurda quanto violenta e senza pietà, atroce: fu percosso con pugni, calci e ripetuti colpi di casco. Manuele, 34 anni, di Piano di Mommio, morì dopo un mese di agonia all'ospedale di Livorno, dove era stato ricoverato e sottoposto anche ad interventi chirurgici, a causa dei gravi traumi subiti.
Il cuore di “Manù”, come veniva chiamato da chi lo conosceva bene, cessò di battere tra lo sgomento dei suoi familiari e dei tanti amici, che nel corso di questi anni non si sono mai dimenticati di lui.
Gli autori di questo gravissimo episodio, a seguito delle indagini condotte da parte del personale del Commissariato di polizia e del processo, sono stati condannati a scontare condanne: diciotto anni di reclusione per Alessio Fialdini, quindici anni e otto mesi Federico Bianchi; Matteo Della Ragione, all'epoca dei fatti minorenne, è stato condannato a sei anni per tentato omicidio di Matteo Lasurdi e Andrea Marras a dodici anni e quattro mesi per omicidio volontario, anche lui all’epoca dei fatti era minorenne.
La notte di Halloween di dieci anni fa, Manuele Iacconi stava facendo ritorno con alcuni amici da una serata trascorsa in Darsena; con lui c’era anche Matteo Lasurdi, che rimase ferito nell’aggressione e fu ricoverato in ospedale.
Nel corso di questi dieci anni, insieme con gli altri amici, tra cui anche Mario Rosi, tante persone vicine a Manuele hanno organizzato iniziative per mantenere vivo il ricordo dello sfortunato giovane.
«Ringraziamo tutti coloro che ci hanno dato la forza di poter andare avanti», sono oggi le parole di Rita, la mamma di Manuele, che insieme al marito Stefano e agli altri figli Andrea e Daniele, hanno sentito la vicinanza di tante persone, dell'intera comunità di Piano di Mommio, dell’amministrazione comunale di Massarosa: tutti a vario titolo hanno organizzato o partecipato a organizzare iniziative nel ricordo di Manuele, gli hanno intitolato eventi, scuole, squadre.
È stata fondata – e porta il suo nome – una squadra di calcio, Asd Pdm Manù, che gioca nel campionato Uisp; per Manù si organizzano tornei, la Cinghlalata, una manifestazione cicloturistica per mountain-bike in collaborazione con i Donatori di Sangue Fratres di Piano di Mommio; inoltre, gli è stata intitolata una scuola a Piano di Mommio e una in Burkina Faso. Una targa in suo ricordo è stata apposta alla palestra della scuola primaria di Piano di Mommio, un'altra al Centro Civico; gli è stato intitolata un’area di gioco che si trova in un parcheggio.
«Sono state davvero tante le cose fatte per Manuele nel corso di tutti questi anni – dichiara il fratello Daniele –. Tutto ciò allevia il grande dolore per quanto è avvenuto. In questi giorni hanno poi hackerato il profilo social di Manuele: adesso l'amministratore risulta che sia è indiano, ce ne siamo accorti perché non possiamo entrarci. Lui avrebbe fatto una risata per una cosa del genere, l'avrebbe presa con ironia, dicendo che in questo modo sarebbe diventato un personaggio internazionale. Non è il primo profilo Facebook a essere preso di mira, è capitato anche ad altre persone che conosco. Vorrei inoltre ringraziare a nome dei miei genitori e mio fratello Andrea, gli amici che per sabato 30 novembre alle ore 21 hanno organizzato, invitando tutta la comunità, una preghiera commemorativa presso il cimitero di Piano di Mommio per ricordare l'amico Manù a dieci anni dalla sua tragica scomparsa. A seguire nella piazza del paese ci sarà il tipico saluto con la fiaccolata».
Dalla storia di Manuele in poi, in questi ultimi dieci anni, le cronache hanno raccontato altri casi che potevano sfociare in una uguale tragedia: hanno raccontato di giovani presi a colpi di casco, feriti gravemente, tramortiti. Forse in tanti ancora non sono riusciti a capire che colpire con un casco può causare lesioni mortali. È avvenuto anche durante quest’ultima estate: nel corso di alcune aggressioni e colluttazioni sul nostro territorio: i giovani coinvolti si sono affrontati a colpi di casco, in modo sconsiderato e scellerato.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
