Italia
Lido di Camaiore, due ragazzi viareggini accerchiati e picchiati da un gruppo di giovani con bottiglie rotte
Un altro episodio di Mala Movida, scenario stavolta la Passeggiata di Lido
LIDO DI CAMAIORE. Il Ferragosto dei 18 anni dovrebbe essere indimenticabile per amicizie e divertimento e non per le botte ricevute e le ferite riportate. C’è un 18enne in ospedale, con ferite da taglio fatte impugnando bottiglie rotte e un trauma cranico che necessità il ricovero. Ferito anche il fratello poco più grande che ha cercato di intervenire per difenderlo.
Motivo dell’aggressione il solito niente, come racconta un genitore che conosce la famiglia dei due ragazzi brutalmente aggrediti, entrambi viareggini. Tutto inizia nel bar di piazza Lemmetti: i due fratelli sono in bagno e c’è chi bussa alla porta «in maniera violenta». Quando la porta si apre, fuori ci sono quattro o cinque ragazzi. Volano parole pesanti ma niente di più.
«Quando, però, i due fratelli sono stati in Passeggiata – più o meno all’altezza del bagno Isonzo – si sono trovati accerchiati», continua la ricostruzione dell’aggressione, «da una decina di ragazzi che avevano le bottiglie rotte». E con quelle hanno colpito senza pietà.
La notte è terminata con il più giovane dei due fratelli ferito gravemente, con una commozione cerebrale che ha richiesto il ricovero all’ospedale Versilia. Colpito in più parti del corpo anche il più grande dei due, che è stato dimesso.
«Si deve aspettare che ci scappi il morto per risolvere?», è la frase che riassume la domanda che si fanno molti genitori in Versilia, dopo che da Pasqua scorsa si vanno ripetendo episodi simili. «Se questi fatti sono periodici è possibile non si sia ancora riusciti a individuare i protagonisti?», è la domanda del genitore che ha raccontato al Tirreno l’ultimo grave episodio di violenza.
Sulla vicenda, accaduta intorno alle tre di notte, indaga la polizia di Stato. Il cui persona ha svegliato nel cuore della notte i genitori dei due fratelli, con la telefonata che nessun genitore sarà mai pronto a gestire.
Claudio Barsuglia è il comandante della polizia municipale di Camaiore. Anche lui, qualche settimana fa, ha svegliato di notte alcuni genitori, i cui figli – appena 13-14enni – stavano prendendo a calci le porte di alcune abitazioni a Camaiore. «C’è chi ha risposto “ma sono già a letto” e chi ha detto “ma escono tutti”», racconta Barsuglia al Tirreno aggiungendo: «Ai genitori che hanno giustamente paura per quello che accade la notte ai figli io dico di andare a vedere cosa fanno i ragazzi la notte, di farsi trovare nei luoghi che i figli frequentano». Soprattutto se si tratta di ragazzi molto giovani.
Una volta arrivati al Comando della Municipale per la riconsegna dei pargoli, per più di un genitore, sottolinea ancora il comandante della Municipale, «l’unica vera preoccupazione era sapere se sarebbe scattata la denuncia nei confronti dei ragazzini. Di questo erano seriamente preoccupati. Ma non può e non deve essere così».
Da mesi il Tirreno raccoglie le testimonianza di genitori che non stanno più in silenzio. Anche se per molti rimane la paura di sporgere denuncia per la paura delle ritorsioni che i figli potranno subire a meno di non chiuderli in casa come fossero i colpevoli e non le vittime della violenza incontrata in strada.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
