Italia
Viareggio e Versilia: lo sciopero in spiaggia diventa un flop. Aderiscono solo i bagni di Lido di Camaiore – Video
Gli imprenditori: «L’iniziativa non ci convince». Così gli ombrelloni restano aperti
VIAREGGIO. Lo sciopero degli ombrelloni (che era programmato per stamattina, 9 agosto, fino alle 9,30) è destinato a non riuscire. Almeno a Viareggio e in Versilia. Dove i balneari si dividono: non solo tra un territorio e l’altro – ognuno è rappresentato da una diversa associazione balneare che ha la propria posizione sul tema – ma anche all’interno dello stesso Comune.
La geografia della protesta
Al momento in cui scriviamo l’Associazione balneari di Viareggio ufficialmente non aderisce alla protesta lanciata contro gli effetti della direttiva Bolkestein, e lo stesso succede a Marina di Pietrasanta. Lido di Camaiore, invece, aderisce e pure con convinzione. Mentre Forte dei Marmi lascia libera scelta ai propri associati, quindi non prendendo posizione in maniera salomonica.
L’iniziativa
L’iniziativa è stata promossa dal sindacato Sib Confcommercio, che non è la sigla di riferimento di tutti i balneari: già questo basta per spiegare come mai lo sciopero – che prevede un’apertura posticipata degli ombrelloni, in un orario però in cui in spiaggia non c’è quasi nessuno – è destinato a non raccogliere la totalità delle adesioni. Poi c’è una questione di opportunità: ci sono balneari che non sono disposti a suscitare malumori nella clientela, in pieno agosto, anche perché si teme che qualcuno possa cominciare a guardare alle “aste” della Bolkestein con una certa simpatia. Infine, ma è la motivazione meno rilevante, ci sono balneari sì indispettiti con il Governo, ma ancora fiduciosi del fatto che si tratti di una maggioranza amica della categoria, pronta a fare il possibile per salvarla. I referenti del Sib non hanno questa convinzione, anzi pensano di essere stati traditi dopo aver votato in massa per Fratelli d’Italia alle ultime elezioni: ricordiamo che nella campagna elettorale Fdi promise una soluzione che cancellava le aste delle spiagge, salvo poi arretrare mano a mano che l’Unione Europea – e i vari giudici – presentavano il conto.
I motivi
Non a caso chi è apertamente dalla parte del centrodestra e dell’Esecutivo ha subito detto che non parteciperà alla protesta degli ombrelloni chiusi: «Non è giusto penalizzare migliaia di consumatori che hanno scelto gli stabilimenti balneari italiani per le loro vacanze, riconoscendone qualità e funzionalità. Per questo migliaia di aziende associate ad Assobalneari e La Base balneare con donnedamare, si asterranno dallo sciopero convocato da alcune sigle sindacali per venerdì 9 agosto», dichiarano Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari e Bettina Bolla, presidente di La Base Balneare con Donnedamare.
«L’iniziativa non ci ha convinto: noi non aderiremo come associazione», dice Tommaso Magnani, presidente dell’Associazione balneari di Viareggio. Secondo cui la protesta è poco chiara negli obiettivi e non comprensibile dalla clientela. «Ci sono, è vero, delle visioni differenti al nostro interno – ammette Magnani – ma del resto siamo una realtà che riunisce molte imprese e ci può stare. Questo non significa che non siano legittime le motivazioni della protesta, e che non sia possibile trovare altre forme per manifestare la nostra insoddisfazione. È indiscutibile il fatto che da questo Governo ci aspettiamo una soluzione vera: i tempi sono ormai stretti, senza un provvedimento specifico a ottobre i Comuni saranno costretti a far partire i bandi di gara». Secondo Magnani l’Esecutivo, che ha rinviato per l’ennesima volta la discussione sui balneari al prossimo Consiglio dei ministri, «deve fare una legge sulle gare, che però vanno previste solo per le nuove concessioni (l’ipotesi del doppio binario, ndr) e sugli indennizzi destinati ai balneari che perdono le concessioni. Quest’ultima circostanza è fondamentale non per tutelare i balneari attuali, ma tutti coloro che hanno intenzione di investire sulle spiagge e sugli stabilimenti. Invitiamo il Governo a proseguire sulla mappatura delle spiagge, individuando una soluzione vera che regga nella trattativa con l’Europa».
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