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Versilia, caso docce: «Spreco inutile, una follia». Perché i balneari contestano la Regione

di Angelo Petri
Versilia, caso docce: «Spreco inutile, una follia». Perché i balneari contestano la Regione

La presa di posizione del Consiglio direttivo dell’associazione dei balneari del Forte

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FORTE DEI MARMI. «La Regione, alla fine, ha detto che due docce fredde e una calda devono andare con l’acqua potabile e le altre con quella di pozzo. Quindi, la mattina io farò una lotteria tra i clienti per decidere chi si laverà con l’acqua buona e chi con quella meno buona». La battuta è di un vecchio balneare del Forte, deluso da come sembra si stia risolvendo la questione che ormai va avanti da tempo sull’utilizzo o meno dell’acqua potabile per i servizi (docce, lavapiedi e altro) sulla spiaggia.

Tema sul quale ha preso ora posizione ufficialmente anche il Consiglio direttivo dell’Associazione dei balneari del Forte: «Alla fine la montagna partorì il topolino. Dopo appelli, incontri e discussioni in cui si è cercato di far capire l’inutilità dello spreco di acqua potabile per togliersi la sabbia dai piedi», spiegano i dirigenti dell’Upb, «la Regione ha pensato bene di dare una deroga, ma solo alle “docce in sovrannumero”. Partendo dal presupposto che la legge regionale sui requisiti minimi non parla di uso di acqua potabile per le docce, appare del tutto irrazionale dire che una parte useranno l’acqua potabile e una parte l’acqua di pozzo: perché se è possibile utilizzarla dopo le analisi e da pozzi censiti, allora è possibile usarla sempre e non quando le altre docce sono occupate».

Dall’Unione proprietari bagni di Forte continuano: «Appare inoltre impossibile in piena stagione dividere gli impianti che alimentano le docce, mettendone una parte ad acqua potabile e una parte no. Un assoluto controsenso, non solo perché le persone non capiranno la differenza, ma soprattutto perché, così facendo, avremo minino tre docce a stabilimento che vanno con l’acqua potabile, per un consumo medio stimato di 100 litri ogni 4 minuti, che deve essere poi moltiplicato per 400 stabilimenti. Come dicevamo, una follia, in un momento storico dove le riserve idriche sono sempre meno e dove diversi Comuni hanno problemi di approvvigionamento per poter bere e non per lavarsi i piedi. Quindi, nessuna soddisfazione da parte nostra e nessun ringraziamento, se non al sindaco Murzi che tanto si è speso per una soluzione razionale e che sappiamo essere altrettanto deluso come noi dall’esito di questo confronto».

L’unica soluzione, concludono i consiglieri dell’Upb, «è la deroga con i parametri dell’allegato D del Dpgr 5 marzo 2010 che già si applicano all’acqua di rabbocco delle piscine, per cui, paradossalmente si nuota nell’acqua parametrata dei pozzi, ma ci si sciacqua con quella potabile».

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