Meteo
Viareggio, bagni chiusi a Pasqua: cosa c’è dietro alla decisione del Comune
Aperto solo chi ha licenze annuali per bar e ristoranti. I balneari: «Dobbiamo dire ai clienti di rimanere a casa?»
VIAREGGIO. Il tam tam dei balneari batte tanta rabbia per le ultime decisioni degli uffici del Comune di Viareggio in vista delle festività pasquali che, quest’anno, cadono alla fine di marzo. E, dunque, fuori da quel periodo 14 aprile-15 ottobre che delimita la stagione balneare. Il nuovo dirigente del settore Demanio del Comune ha dato indicazioni precise: per la Pasqua “bassa” che – se il tempo tiene – porta turisti in una città che di questo vive, possono tenere aperti bar e ristoranti solo gli stabilimenti balneari che per questo tipo di attività hanno licenze annuali. Tutti gli altri potranno fornire alla clientela la spiaggia aperta, ma senza alcun tipo di somministrazione per quanto riguarda cibi e bevande.
La protesta
I balneari non sono stati in silenzio e, attraverso i rappresentanti della categoria hanno messo bene in chiaro con il Comune quella che sarà una certezza: per godersi il primo sole vista mare, la clientela pasquale vuole festeggiare al mare anche a tavola. E, d’altra parte, che Pasquetta è senza la gita “fuori porta” con pranzo in compagnia incluso? Al momento una soluzione possibile non si intravede. Il Tirreno ha cercato l’assessore al turismo, Alessandro Meciani, che è anche un balneare e albergatore, ma non è arrivata alcuna risposta sul caso che rischia di presentare Viareggio a spiagge chiuse nei giorni che sono – storicamente – l’assaggio della stagione balneare sulla costa viareggina.
Multe per chi sgarra
Certo è che gli uffici competenti in Municipio hanno parlato chiaro, mettendo sul tavolo anche le sanzioni previste per chi non ottemperi alla disposizioni. In caso di apertura irregolare del bar/ristorante dello stabilimento balneare le sanzioni vanno da un minimo di 2.500 euro a un massimo di 15.000. I bagni che a Carnevale sono stati sanzionati dalla polizia municipale in quanto non in regola per l’apertura fuori stagione hanno ricevuto sanzioni di 5mila euro.
Le regole
Tra le regole che – se saltate – possono avere conseguenza pesanti c’è anche il mancato controllo nel caso di bar e ristoranti che lo stabilimento non gestisca in proprio e abbia, invece, affidato ad altri. In questo caso – è il richiamo degli uffici comunali, così si apprende in Municipio – il balneare dovrà controllare che l’attività che ha dato in concessione venga svolta nel rispetto del periodo indicato in quello che viene chiamato “gradimento” del Comune. Ovvero, l’ autorizzazione demaniale per l’affidamento ad altri soggetti dell'attività oggetto della concessione ai sensi dell’articolo 45-bis del Codice della navigazione. Autorizzazione che viene rilasciata dall'Ufficio Demanio.
La rabbia e la burocrazia
«Paghiamo l’Iva al 22% perché siamo considerati attività commerciali», è la voce di un balneare furibondo, «e mi devo sentire dire che non posso accogliere come si deve la clientela a Pasqua. È assurdo». In questo reticolo normativo, rimane la possibilità di aprire la sola spiaggia per le cosiddette “cure elioterapiche”, mediante una comunicazione da inviare via pec via all’Ufficio Demanio, specificando le date di apertura dello stabilimento, ma solo di questo. Condizione, quella delle spiagge aperte prima del 15 giugno, che non prevede che vi siano in servizio addetti al salvamento. Per questo i bagni devono predisporre l’apposita cartellonistica che indica balneazione non sicura, avendo cura di avere sui pennoni bandiera rossa e gialla, come da ordinanza della Capitaneria.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
