Il Tirreno

Versilia

Ambiente

Il giovane ecologista versiliese condannato per il blitz al Senato con la vernice rosa: «Non ci fermiamo»

di Giacomo Corsetti
Alessandro Sulis durante una protesta
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Alessandro Sulis durante una protesta

Alessandro Sulis, di Ultima Generazione, annuncia il ricorso in appello: «Avanti con sempre più persone»

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CAMAIORE. Otto mesi di condanna per il reato di danneggiamento aggravato e 60mila euro di risarcimento (50mila al Senato e 10mila al Comune di Roma). È questa la sentenza del Tribunale di Roma nei confronti dell’attivista di Ultima Generazione Alessandro Sulis, il 23enne di Camaiore processato insieme a Davide Nensi (24 anni di Treviso) e Laura Paracini (28 anni di Roma) per avere imbrattato con vernice rosa la faccia di Palazzo Madama il 2 gennaio dell’anno scorso. Un’azione che gli attivisti definiscono «di disobbedienza civile contro l’immobilismo delle istituzioni nei confronti della crisi climatica». Un atto compiuto con il preciso scopo di sensibilizzare politica e cittadini su una delle questioni più grandi del nostro tempo.
Il pubblico ministero aveva chiesto per tutti e tre i giovani la pena di un anno di reclusione, sospesa a condizione del ripristino dei luoghi e del risarcimento del danno, mentre gli avvocati di parte civile che rappresentano il Senato, il Ministero della Cultura e il Comune di Roma avevano chiesto un risarcimento di 190mila euro.
Ora per i tre attivisti si preannuncia il ricorso e il processo in appello.
Nato nel giugno del 2001, Alessandro Sulis, come detto, vive a Camaiore, anche se passa gran parte del suo tempo tra Roma e Milano. Appassionato di viaggi e arte, dipinge da molti anni. In questi anni ha portato avanti i suoi progetti artistici facendo i lavori più disparati, oltre a essere un attivista di Ultima Generazione nella lotta per la sensibilizzazione sui cambiamenti climatici.
«Una sentenza – commenta – che ci aspettavamo, o meglio, non ci aspettavamo niente di meno purtroppo. Abbiamo visto fin da subito la risposta politica alla nostra azione. Ancor prima di fare quello che abbiamo fatto ce l’aspettavamo, perché quando organizziamo le nostre manifestazioni già sappiamo che andremo incontro al tribunale o che potremmo incorrere in sentenze pesanti».
Una condanna che ovviamente non fermerà le battaglie di Ultima Generazione. Anzi, secondo Alessandro questa sentenza potrebbe avere anche risvolti positivi in termini di adesioni. «Il fatto – continua il 23enne camaiorese – che noi abbiamo ricevuto questa condanna sarà un motivo in più per far sì che molte persone si uniscano a questa lotta, a questa campagna. Non solo non ci fermeremo, ma andremo avanti con sempre più persone».
Una sentenza che consente di leggervi anche un altro aspetto positivo, secondo Sulis. «Il giudice – sottolinea l’attivista versiliese – ha riconosciuto come attenuante il valore morale di questa azione, si tratta per quanto ci riguarda di un grosso passo in avanti, malgrado la condanna».
Inevitabile a questo punto il ricorso in appello. «La nostra è una pena sospesa e ora faremo appello al giudice di secondo grado. È una cosa che credo si svolgerà in un arco di tempo abbastanza lungo».
Una battaglia, quella di Ultima Generazione, che negli anni si è manifestata nei modi più diversi. Non ci sono state soltanto le vernici contro le facciate di alcuni palazzi, ma anche i blocchi sulle strade o gli “attacchi” alle opere d'arte nei musei. Azioni che hanno animato molto il dibattito pubblico, suscitando anche diverse critiche. «Penso – prosegue Alessandro – che la politica o chi, diciamo, è incaricato di dare un giudizio siano ancora troppo sordi purtroppo al messaggio che vogliamo lanciare, ovvero l’allerta per la grave emergenza climatica in cui viviamo e che dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti. A livello di comunicazione, sul messaggio che deve essere lanciato a tutti i cittadini, noi abbiamo sempre detto le cose molto chiaramente – conclude Alessandro – poi per quello che passa sui mass media si tende spesso a distorcere la realtà. A volte ci sono giornali che vogliono farci passare per persone incoscienti. Ci sono però anche giornali disposti a essere più neutrali, che dicono effettivamente le cose come stanno e poi lasciano al pubblico decidere se siamo dei vandali o delle persone che stanno chiedendo cose giuste facendo cose non violente, e che non creano alcun danno. Abbiamo sempre utilizzato materiali che nel giro di pochissimo tempo potevano essere tolti».

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