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Viareggio, è in Rianimazione il bambino ricoverato al Meyer: cos’è il rotavirus e i sintomi a cui fare attenzione
Può disidratare i bambini, la pediatra Chiara Centenari: «Ecco quali sono i campanelli d’allarme»
VIAREGGIO. Le notizie che trapelano sulle condizioni di salute del piccolo di 9 mesi ricoverato d’urgenza all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, nella notte tra sabato e domenica dopo essere passato dal Pronto soccorso pediatrico dell’ospedale Versilia, raccontano di un ricovero nel reparto di Rianimazione con prognosi riservata. Una condizione molto grave, derivata non da una qualsiasi gastroenterite di quelle che aggrediscono i più piccoli di ogni età, ma di un virus – il Rotavirus – che può portare soprattutto i più piccoli a una disidratazione.
La gastroenterite da Rotavirus è una gastroenterite che a livello mondiale causa ancora moltissimi morti, soprattutto nei Paesi meno sviluppati. Mentre «in Italia e in generale in Europa la mortalità è abbastanza contenute. Anche per questo non si ha la consapevolezza di quanto possa essere pericoloso». A spiegarlo è la pediatra Chiara Centenari, medico dell’Unità operativa di pediatria dell’ospedale Versilia (reparto diretto da Luigi Gagliardi) e referente del servizio di gastroenterologia pediatrica. Che non si addentra assolutamente nel caso specifico del piccolo viareggino ricoverato al Meyer, ma fornisce indicazioni molto utili a ogni genitore alle prese con lo stesso virus.
«Un terzo degli accessi al nostro Pronto soccorso pediatrico li abbiamo per gastroenteriti che possono portare febbre, vomito e diarrea. Il problema principale lo si ha soprattutto nei piccoli sotto l’anno di vita quando tutti e tre i sintomi sono presenti insieme. La maggior parte sono infezioni virali: quelle batteriche, per esempio la salmonella, sono più rare». Di solito i piccoli pazienti vengono «dimessi a domicilio con tutte le indicazioni necessarie fornite ai genitori. Solo una piccola parte vengono ricoverati, se hanno necessità di flebo».
Perché il Rotavirus (che è anche irritante per il sistema nervoso centrale e può dare convulsioni), disidrata. In misura più o meno importante a seconda dell’età del bambino o del neonato, e della costituzione fisica.
Ci sono dei segnali chiari che devono fare preoccupare i genitori, spiega la pediatra: «Deve preoccupare quando non riusciamo a dar loro da bere per bocca, così da garantire che prendano il fabbisogno giornaliero di liquidi. E deve preoccupare anche se il pannolone della notte rimane asciutto, perché sono almeno tre i pannoloni di pipì al giorno». Altri campanelli d’allarme sono «se i piccoli dormono troppo, se non si riesce a dar loro da bere, se aumenta il numero delle scariche e degli episodi di vomito, se hanno secchezza delle labbra ».
Trattandosi di un virus, ricorda la pediatra, «non c’è una terapia che lo uccide. Le linee guida internazionali ci indicano che vanno contenute le perdite di sali minerali, attraverso la somministrazione delle cosiddette Soluzioni reidratanti orali. Per ogni scarica di diarrea almeno mezzo bicchiere di sali reidratanti vanno reintrodotti nel corpo dei piccoli. Con pazienza, cucchiaino dopo cucchiaino. A questo vanno aggiunti i fermenti lattici, i probiotici». Ma se il bambino non riesce proprio a bere, questo deve far scattare l’allarme.
Un’altra indicazione importante riguarda l’allattamento: «Può essere mantenuto l’allattamento al seno». Anche tornando a quello a richiesta» nel caso in cui si sia già arrivati a definire degli orari più o meno fissi per le poppate.
Per il Rotavirus esiste vaccino e la Regione Toscana – sottolinea la dottoressa Centenari – «lo ha inserito nei Lea ( Livelli essenziali di assistenza, ndr), con offerta attiva e gratuita. Si tratta di una vaccinazione che deve essere fatta abbastanza presto dopo la nascita e alla quale sicuramente sottoporre : i prematuri, chi deve stare più ricoverato in ospedale, chi deve andare presto al nido». Perché tra le caratteristiche del Rotavirus c’è anche quella di «essere molto contagioso».
Infine, l’indicazione salva vita: «Per i bambini più piccoli, le cui condizioni possono davvero cambiare dalla mattina al pomeriggio, venite al Pronto soccorso pediatrico. Se il bambino è diverso dal solito e il suo stato non vi convince, venite: meglio un accesso improprio in Pronto soccorso perché è poca cosa, che un bambino in difficoltà seria».
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