Il presidio
Carnevale di Viareggio, Marialina Marcucci: «È vero, potrei lasciare»
La nostra intervista alla presidente del Carnevale: «La mia scelta avrebbe il senso del rinnovamento»
La mattina del dopo corso per prendere fiato, e poi subito in auto verso Lucca dove è tornato a sfilare il Carnevale di Viareggio. Marialina Marcucci, risponde al telefono: «Sì, è vero, questo potrebbe essere il mio ultimo mandato alla guida della Fondazione Carnevale. Se dovessi lasciare, il primo sentimento sarebbe la gratitudine immensa per questi anni nei confronti di tutti coloro che con me hanno lavorato e mi hanno permesso di vivere questa storia. Impegnativa, seria ma allo stesso tempo divertente. Sicuramente nessun rimpianto, né rammarico. Quando la decisione sarà presa, sarà comunque ragionata. E avrà il senso di rinnovamento che dovrà fare bene al Carnevale che da quest’anno inizia la sua corsa verso i prossimi 150 anni di vita».
Né rimpianto né rammarico perché la sua parole d’ordine, dopo 8 edizioni è “consolidato”: o no?
«Vediamo come vanno i prossimi corsi e come chiude questa edizione. Sicuramente la Fondazione oggi è più solida, è crescita benissimo la macchina professionale, credo che la maggior parte delle imprese di costruttori siano più solide di quanto non fossero. Insomma, abbiamo un bambino che è tornato a camminare dopo aver attraversato un momento di debolezza. Dal punto di vista del patrimonio, la Fondazione è oggi consolidata. Anche se stiamo ancora aspettando dal Comune il passaggio formale della proprietà immobiliare della Cittadella alla Fondazione. Che è forte di musei, di patrimonio artistico, di una Cittadella messa in sicurezza, di una prima parte di autonomia energetica raggiunta, dei primi sconti in bolletta sia per la Fondazione che per i costruttori. In 8 anni ci abbiamo lavorato tanto. E il plurale non è di maniera. Senza un gruppo che ci crede e lavora tanto niente è possibile».
Una prima valutazione del corso di apertura dell’edizione 2024?
«È stata una di quelle giornate davvero fortunate. Circuito tranquillo, i carri scorrevano bene, non ci sono stati episodi negativi. I fuochi sono stati molto belli e dopo 7 anni siamo riusciti a fare arrivare la bandiera di Burlamacco dal cielo. Siamo contenti».
Però il corso è stato lento.
«È la lentezza che contraddistingue un corso in cui le coreografie sono sempre più importanti, imponenti».
Coreografia importanti, ma sui carri la satira politica e sociale è scomparsa. Si dice che sia una sua scelta precisa: è così?
«Il Carnevale ha cambiato la propria funzione nei decenni, a seconda del sentire comune e del tipo di società che rappresentava. Nasce con una ironia che mantiene, con una denuncia che mantiene, come specchio di quello che accade nel mondo, e questo rimane. Mi sembra che le costruzioni realizzate piacciano sempre molto anche a Viareggio, non solo all’estero o nel resto d’Italia. Il motivo per cui la satira è scomparsa va chiesto ai Maestri che sono liberi. Per quanto mi riguarda, credo che ancora di più dovremmo utilizzare il Carnevale come momento didattico per riportarci alla capacità di approfondire, oltre all’emozione che dà l’impatto immediato. Sono dei racconti, quelli dei nostri carristi. Una volta la satira arrivava in modo più diretto al pubblico, perché l’interpretazione era più facile. Ma i nostri Maestri sono ancora grandi storyteller (raccontatori di storie) di denuncia».
Qualche bar anche di prestigio e più di un negozio, in Passeggiata come in centro, ieri sono rimasti chiusi. Che idea s’è fatta?
«Ho creduto con convinzione nel corso di sabato, sapendo che si sacrifica qualcosa negli ingressi perché per molti è un giorno lavorativo. Secondo noi è importante, dal punto di vista dell’economia della città, per condividere tutto un weekend e non solo il corso. Certo, ci vuole un po’ di tempo a fare entrare l’idea. Per quanto riguarda i negozi che rimangono chiusi in centro: non tutto può essere organizzato dalla Fondazione. Se prima o alla fine del corso ci fossero iniziative anche all’interno della città, tutta Viareggio si riempirebbe. Per quanto riguarda, invece, un sistema di contromarche come chiedono i commercianti dentro il circuito, non è possibile. Il modo migliore è lavorare sulla scontistica ai clienti che fanno una certa spesa nei negozi della Passeggiata.
No della Fondazione alla diretta tv, c’è un appello a più voci a tornare indietro: è possibile?
«Mi pare che i viareggini non si siano accorti che non abbiamo mai autorizzato la diretta vera, ma sempre trasmissioni differite. Con la convinzione che questo sia rispettoso di chi viene direttamente e anche di chi è a casa. Tutte le tv fanno interventi in tempo reale su ciò che accade. Poi, dopo tre ore, possono trasmettere il corso e molte televisioni lo mandano anche in replica».
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