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Viareggio, l’appello dopo l’incidente: «Una casa per Giulio paralizzato». La moglie: «La nostra vita cambiata in pochi secondi»

di Donatella Francesconi

	Giulio Fruzzetti
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Giulio Fruzzetti

L’abitazione dove ha vissuto finora non va più bene perché è su due piani. La moglie: «Siamo una famiglia lavoratrice e onesta, ora abbiamo bisogno di aiuto»

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VIAREGGIO. Tornerà a casa tra circa tre mesi, vivo ma impossibilitato a muoversi dal torace in giù. La vita cambia in una frazione di secondo, la frazione di un incidente in moto come quello accaduto a Giulio Fruzzetti, 47 anni, che in una notte di fine maggio stava tornando a casa da Massarosa, lungo una strada che ha dei dossi alti. E che a breve tornerà a casa, non in sella all’amata moto ma seduto su una carrozzina. Pronto a reinventarsi in un altro modo, come ha detto lui stesso alla compagna Eleonora De Minicis, infermiera al Distretto dell’ex Tabarracci. Mai parola fu più adatta: Giulio Fruzzetti, infatti, faceva lo chef de rang, una vita tra i tavoli dei ristoranti iniziando con quello dei genitori e arrivando a Tito del Molo. Ma non è neppure questo il problema più grande, racconta la compagna al Tirreno: «Affronteremo il ritorno a casa con lo spirito che contraddistingue da sempre Giulio. Questo non ci spaventa. E poi io sono infermiera, dunque dal punto di vista dall’assistenza a lui non ho problemi. La questione urgente, invece, è quella della casa». 

La famiglia di Fruzzetti abita in una casa in affitto, con bagno molto piccolo non adatto a un disabile e scala a chiocciola impraticabile in carrozzina, peerché la casa si sviluppa su due piani. «Siamo una famiglia onesta e lavoratrice», sono le parole di Eleonora che colpiscono al cuore: «E adesso abbiamo bisogno di aiuto. Perché in 5 minuti ci è cambiata la vita». La famiglia di Giulio è composta da tre persone: la coppia ha anche un figlio in età di scuola superiore. La necessità principale di una nuova abitazione sarà un bagno adatto - o adattabile - a una persona disabile. E dovrà avere il minimo possibile di barriere architettoniche. «Fino a oggi», prosegue la testimonianza di Eleonora, «mi hanno proposto tuguri a mille euro e senza possibilità di fare aggiustamenti».

Al momento è stata avviata la pratica che porterà Giulio ad avere un riconoscimento anche economico per invalidità e la sua compagna lavora - appunto - per la Asl: «Possiamo permetterci un affitto di 600 euro al mese», è ancora il racconto di Eleonora. La quale si è rivolta anche al Comune di Viareggio: «Ho scritto al sindaco e la sua segreteria mi ha informato di aver contattato dirette Asl e gli uffici del settore. Aggiungendo che mi avrebbero fatto sapere. Sono stata anche al Segretariato sociale, come mi è stato consigliato, ma niente da fare: per un caso come il nostro non esiste l’emergenza abitativa».

Stando così le cose - è l’appello che lo stesso Giulio, la cui la condizione fisica è stata giudicata irreversibile, ha lanciato attraverso Facebook nelle scorse settimane - «gli assistenti sociali non mi fanno tornare a casa se non ho un bagno per invalidi. Cerco casa in affitto con residenza piano terra o appartamento con ascensore. Spargete la voce per favore».

Viareggio è città solidale e la speranza che qualcuno abbia un’abitazione da proporre a questa famiglia, precipitata in una vita completamente diversa da quelle fin qui vissuta e immaginata, ma che sta affrontando il cambiamento unita e con la forza dell’amore che lega i suoi componenti. «Se non ci sarà una abitazione adatta a Giulio quando tra tre mesi potrà lasciare l’Unità spinale», è il grande cruccio di Eleonora, «mi è stato detto che l’alternativa è una residenza. Ma Giulio è un uomo di 47 anni, con un figlio di 15 e una compagna. Nella tragedia aggiungere un carico psicologico del genere non può sicuramente aiutarlo ad affrontare la sua nuova condizione». Perché Giulio ha bisogno della sua famiglia e la sua famiglia ha bisogno di lui. Abbracciati stretti verso la nuova vita che li attende.

Se qualcuno ha una soluzione abitativa da proporre a Eleonora e Giulio può contattarla all’indirizzo di posta elettronica eleonora.deminicis@gmail.com, o lasciare un messaggio alla redazione del Tirreno per essere messo in contatto con la famiglia.

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