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Morta a 30 anni: nuove indagini per capire se poteva essere salvata
Le ha disposte il giudice dopo l’opposizione della famiglia all’archiviazione
TORRE DEL LAGO. Tre mesi di tempo per compiere nuove e più approfondite indagini sulla morte di Katia Lamberti, 30 anni, di Torre del Lago, scomparsa a causa di una grave miocardite, mentre era positiva al Covid e a distanza di poche settimane da un intervento estetico al seno, effettuato in una clinica di Firenze.
A disporre un supplemento di indagini è stato il gip del tribunale di Lucca Alessandro Trinci dopo l’udienza del 22 novembre scorso dopo che il pubblico ministero aveva chiesto l’archiviazione del fascicolo, ancora aperto contro ignoti, per il reato di omicidio colposo. In seguito all’opposizione presentata dal difensore della famiglia Lamberti, l’avvocato Lorenza Calvanese di Arezzo, il gip ha ritenuto necessario disporre ulteriori approfondimenti investigativi che spaziano su più fronti. Dovrà essere accertato se il personale sanitario che visitò Katia Lamberti a domicilio avesse chiesto alla donna se era vaccinata e se di tale informazione poi avesse tenuto conto nell’inquadramento e nel monitoraggio della paziente. Se il test da sforzo della Lamberti fu eseguito correttamente, secondo le linee guida vigenti.
Nell’ordinanza il giudice chiede inoltre di verificare la natura del gonfiore al volto insorto nella vittima la notte tra il 13 e il 14 agosto (la morte risale al 15 agosto 2021) e l’eventuale rilevanza sintomatologica per il corretto inquadramento e trattamento della paziente. Se la prescrizione di ansiolitici alla giovane donna, che i medici avevano considerato eccessivamente preoccupata per il suo stato di salute, possa avere alterato la percezione dell’aggravamento delle condizioni polmonari e cardiache da parte dei sanitari che la visitarono successivamente. Secondo il giudice merita di essere approfondito anche se il codice di intervento (verde) e la tempistica dell’intervento di invio dell’autoambulanza, partita dalla sede dell’associazione alle 13,16 rispetto alla chiamata effettuata al 118 dai familiari alle 12,50 sono stati congrui e se un intervento più tempestivo da parte del personale del 118 non avrebbe evitato la morte della trentenne.
Fin dalla tragedia la famiglia della giovane donna ha espresso una serie di dubbi sui tempi e sulle modalità di indagine. Katia è morta a Ferragosto, in tempo di ferie. Il padre, Alfonso Lamberti, dopo avere presentato un esposto, ha più volte sollecitato la Procura di Lucca che si era mossa, a dire del genitore, con una certa lentezza. «Mia figlia poteva essere salvata?». Ogni giorno i familiari si fanno la stessa domanda. Tanto che la richiesta di archiviazione della pm Elena Leone li aveva feriti profondamente.
Katia aveva il Covid quando è morta. Pochi giorni prima era stata operata al seno e da allora aveva avuto una serie di problemi. Il Covid si era manifestato con sintomi leggeri, poi la giovane si era aggravata. E nel giro di poco tempo le sue condizioni sono precipitate, fino al tragico epilogo. Lei aveva provato a chiedere aiuto, a dire che stava male, l’avevano curata per l’ansia. Come dire: «Sei agitata, non è nulla». Poi la morte tra le braccia del padre e del compagno. Il riscontro diagnostico disposto dall’azienda sanitaria dell’Asl Toscana Nord Ovest ha confermato che a causare il decesso di Katia è stata una grave miocardite; un’infiammazione del muscolo cardiaco scatenata proprio dal Covid.
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