Il presidio
Codice rosa del Versilia: in un anno 105 vittime di violenza di genere
Gli esperti: «Molte sono donne adulte, subiscono da tanto tempo Poi sono i figli ad accompagnarle al pronto soccorso»
VIAREGGIO. Arrivano al pronto soccorso con i segni della violenza addosso: le ferite, i lividi, nella maggior parte dei casi. Quasi si vergognano: molte di queste donne, il più delle volte anche oltre i cinquant’anni, hanno aspettato a lungo prima di rendere palese la violenza subita dal marito o dal compagno. Tanto tempo: finché, in alcuni casi, sono addirittura i figli a convincerle a uscire allo scoperto, a rivolgersi ai medici. A farsi accompagnare in ospedale: dal pronto soccorso all’ambulatorio del codice rosa, da dove si innesca in automatico la denuncia della violenza all’autorità giudiziaria. Accade qui, vicino alle nostre case. Gli episodi a cui facciamo riferimento, come vengono circostanziati dalla dottoressa Rossella Dal Porto, responsabile del Codice Rosa dell’ospedale Versilia, sono quelli di donne e ragazze, a volte anche di persone anziane e minorenni, vittime di violenza che si rivolgono al pronto soccorso dell’ospedale della nostra zona.
Nel 2021 i casi di violenza di genere passati dal codice rosa del Versilia (dove vengono prese in carico vittime dai sedici anni in su, non i casi pediatrici, in sostanza) sono stati 105, su un totale aziendale (Asl Toscana Nord Ovest, che copre i territori provinciali di Pisa, Lucca, Livorno e Massa Carrara) di 578. Ogni settimana, due persone vittima di violenza si rivolgono al pronto soccorso del Versilia. In tutta l’Asl Nord Ovest c’è stato un aumento di casi nel 2021: soprattutto dal 2019, quando erano 541, ma anche dal 2020, quando erano 560.
E sempre da numeri e percentuali forniti dall’Asl, estrapolati dal quattordicesimo rapporto sulla violenza di genere in Toscana, presentato dalla Regione Toscana, emerge che la stragrande maggioranza delle donne (76%) che arrivano al codice rosa sono italiane, hanno in prevalenza un’età fra 40 e 49 anni. Per incidenza, seguono le donne tra 18 e 39 anni e fra 30 e 39. «Ma tutte le fasce sono rappresentate», sottolinea l’Asl. In generale, l’88% delle persone che si rivolgono al codice rosa sono maggiorenni; il 12% no: sono bambini o poco più.
«Al codice rosa del Versilia – spiega la dottoressa Dal Porto – più che ragazze vediamo tante donne con figli, donne anche adulte, ultracinquantenni. Hanno aspettato tanto ad andare in ospedale, lo fanno quando i figli sono grandi. Oppure sono i figli, addirittura, a portarle. Molte donne che arrivano al codice rosa raccontano che sono in difficoltà anche perché non hanno lavoro; quelle che sono indipendenti dal punto di vista economico, più facilmente lasciano il marito o compagno che le picchia o le maltratta. Invece da parte di quelle che non lavorano c’è la paura di finire ancora peggio: “dove vado se lo lascio?”, dicono, “la casa è sua, io ho la residenza qui”. Raccontano storie molto simili, in questo senso, donne italiane e straniere con marito italiano».
«Al codice rosa del Versilia – prosegue la dottoressa Dal Porto – vediamo anche donne giovani vittime di violenza. Per loro la situazione è ancora più difficile: chi ha un compagno violento deve fare un percorso psicologico di uscita dalla violenza, altrimenti, una volta che sarà riuscita a uscire da una storia difficile, andrà a cercarne una uguale: certe situazioni tendono a ripetersi».
C’è infine la fascia degli anziani. «Vediamo anche anziani al codice rosa – sottolinea la responsabile del servizio –; a volte hanno subito vere violenze, altre sono vittime di trascuratezza, non guardati, sporchi, sul corpo hanno ematomi perché vengono manipolati in modo frettoloso».
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