Il presidio
Anno d’oro per le castagne, raccolto cresciuto del 20%
Malgrado la siccità bilancio molto positivo nelle colline versiliesi
SERAVEZZA. Nonostante la siccità e alcuni insetti dannosi che ormai fanno parte del nostro ecosistema, la raccolta delle castagne ha registrato un segno positivo anche sulle colline versiliesi. In base alle stime della Coldiretti di Lucca, si tratta di un venti per cento in più di raccolto rispetto allo scorso anno, che infatti non era stato granché buono. Ottima quindi sarà la produzione di farina di castagne, un alimento che sta andando a ruba e mantiene un prezzo al chilo non basso.
C’è però ancora tanto da fare, secondo Andrea Elmi presidente provinciale di Coldiretti, considerato che «il novanta per cento dei castagneti fra la Mediavalle Garfagnana e la Versilia sono di privati e non di aziende agricole, e quindi laddove la produzione continua per uso hobbistico è purtroppo destinata a finire con il cambio generazionale».
In sostanza, la castagna e i castagni non sono ancora visti come una materia prima produttiva e proficua. Invece avrebbero molto da dare. «Il castagneto non ha solo nella castagna il suo reddito – dice Elmi – ad esempio è ottimo come biomassa per la produzione di energia elettrica dal cippato. C’è una cooperativa a Villa Basilica che ha realizzato uno stabilimento dove trasformano il taglio dei boschi (potature perlopiù) in biomassa, un prodotto vendibile sul mercato. Un altro sbocco è il tannino. Ad oggi però la chimica verde è a zero, e abbiamo lasciato spazio ai competitori esteri. Il tannino che potremo estrarre dal castagno e dalla quercia verrebbe usato per conciare le pelli. Ma in Italia non c’è un impianto di trasformazione per estrarlo dal legname».
Insomma, la risorsa c’è ma al momento la sfruttiamo in minima parte rispetto al potenziale degli ettari di castagneti esistenti in Versilia e nel resto della provincia: conosciamo bene solo il lato alimentare, che per fortuna ha una sua filiera, che sfocia anche nelle sagre paesane dedicate proprio alla mondina, ai ciacci e al castagnaccio.
«Nonostante i timori della siccità – dice Andrea Elmi di Coldiretti – c’è stata una buona fioritura a primavera e le piogge di tardo agosto sono state la svolta. Così gli alberi sono stati in grado di trasferire acqua nel frutto e hanno potuto accrescere. Solo nei terreni più drenanti questo non è avvenuto e le castagne hanno sofferto. La raccolta poi è stata anticipata di un paio di settimane, più o meno su tutta la provincia di Lucca. Noi abbiamo stimato un aumento del venti per cento della produzione rispetto a quell registrata nel 2021. Era stato un anno anomalo».
La siccità da un alto ha anche giocato a favore nella lotta agli insetti dannosi. «Ormai la presenza del Cinipide si è stabilizzata, da qualche anno è un problema che si fa meno pesante grazie alla diffusione dell’antagonista: si sono cominciati a vedere i risultati – prosegue il presidente provinciale di Coldiretti – tuttavia i periodi caldi sfavoriscono il proliferarsi degli insetti che colpiscono anche il frutto del castagno».
C’è poi la mancata manutenzione dei boschi, molti dei quali incolti e che quindi rendono gli arbusti più soggetti a malattie e attacchi da agenti esterni. «È un settore – conclude Elmi – che potrebbe avere risvolti interessanti: da elemento povero, decenni fa, è diventato un alimento ricco; la farina di castagne sta mantenendo un ottimo prezzo al chilogrammo, intendo quella vera essiccate in metato, che va dai dodici ai quattordici euro al chilo, in base all’annata. E dopo tre o quattro mesi è difficile trovarla sugli scaffali, perché si è esaurita». Mentre il prezzo delle castagne è crollato, secondo Coldiretti, a causa dell’arrivo sul mercato italiano (soprattutto nei supermercati) di prodotti di importazione.
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