Il presidio
Il Comune vota per rinviare l’udienza contro Henraux
Il sindaco ha però ribadito che la conciliazione con l’azienda sarà il punto di arrivo di questa vicenda legale e che l’interlocutore principale che garantirà la voce dei cittadini sarà il consiglio comunale di Seravezza e non l'Asbuc
SERAVEZZA. L’amministrazione comunale ha deciso di chiedere, con i propri avvocati, al giudice del Tribunale per gli usi civici di Roma il rinvio dell’udienza del 6 settembre. Tuttavia sono due i punti fermi che il sindaco Lorenzo Alessandrini ha ribadito in consiglio comunale mercoledì sera, nel votare questa decisione con la sua maggioranza: primo che la conciliazione con Henraux Spa sarà il punto di arrivo di questa vicenda legale e secondo che l’interlocutore principale che garantirà la voce dei cittadini sarà il consiglio comunale di Seravezza e non l'Asbuc. «Non vogliamo cercare la conciliazione con Henraux – spiega Alessandrini – per una questione ideologica, ma perché stiamo cercando di fare gli interessi di tutte le parti. Qualcuno obietta che facciamo gli interessi dell’altra parte, invece noi per natura facciamo gli interessi del Comune, quelli della comunità della montagna, e della società Henraux che è l’azienda più grande del Comune e ha 200 anni di storia». Proprio per i margini complessi e stretti in cui l’amministrazione si sta muovendo, il rinvio dell'udienza servirà per avere più tempo per perfezionare la conciliazione. E forse è arrivata anche per le pressioni fatte dai comitati, dalle opposizioni, e dai cittadini negli incontri che la giunta ha svolto nelle settimane precedenti nelle frazioni della montagna. Altro motivo lo spiega sempre il primo cittadino: «Nel calcolo degli interessi – dice il sindaco – esige una trattativa serrata ed esperta, e fondata su dati e numeri, e non potrà essere abborracciata. Quindi comporta l’esigenza di una richiesta di rinvio tecnico, per poi sederci ad un tavolo con la controparte per raggiungere un’intesa. Questo perché la sentenza, comunque vada, è dannosa, mentre la conciliazione è una soluzione mediana vantaggiosa. Se vincesse il Comune sarebbe comunque un problema, ad esempio perché non si potrebbe più scavare marmo e ci sarebbero gravi difficoltà sul bilancio per i mancati introiti della tassa di estrazione. Se vincesse Henraxu, il Comune quindi avrebbe portato avanti un processo per 40 anni per nulla». Una delle richieste più importanti che fanno i comitati di cittadini è però quella che i terreni non vengano alienati, ma rimangano terre di proprietà collettiva e non privata, così come riconosciuto nella sentenza di luglio 2020. «È anche questa un tipo di mediazione che andrà percorsa – spiega Alessandrini – tutte le strade possibili, comprese quelle suggerite dai gruppi di interesse, non saranno precluse. Verificheremo tutto quello che possiamo fare. Tuttavia che nessuno si sogni di sottrarre al Comune la capacità di rappresentare gli interessi esposti: ad esempio che un gruppetto di pressione, di qualche decina di cittadini, ritenga di avere diritto di gestire questa faccenda legale al posto del Comune se lo può scordare. A meno che la legge non me lo imponga. È l’intero consiglio comunale, e non il sindaco, ma tutta l’assise con tutte le sue sfaccettature e i contributi, che avrà un ruolo di primo piano».
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