Gioco
Guerra delle sedie in centro a Pietrasanta. «Arlecchinata? Regole rispettate, sono teli di design»
La replica del consulente del bar Il Duomo al sentaore Mallegni che ha criticato le sedute colorate: «Abbiamo seguito le indicazioni definite per l’arredo urbano»
Pietrasanta Quelle «sedie Arlecchino» – così le ha etichettate il senatore Massimo Mallegni – mentre mettono in crisi, non ci vuole poi molto, l’unità del centrodestra cittadino, fanno discutere e dividono. Sono le sedie incriminate che caratterizzano l’arredo del bar Il Duomo nel centro storico.
«Da consulente dell’attività – fa sapere Stefano Sermattei che è anche presidente dell’associazione Le Botteghe di Pietrasanta – dico che tutto è stato fatto seguendo il regolamento dell’arredo urbano, che non contempla il colore dei teli per le sedie a regista. Confondere un telo di design con una arlecchinata, significa non tenere conto del massimo impegno che l’azienda impiega ogni giorno per offrire un servizio migliore. E per rendere confortevoli e accoglienti gli spazi, nel pieno rispetto del contesto di piazza Duomo. Ci siamo chiesti se la scelta sarebbe stata apprezzata dai clienti, che sono centinaia ogni giorno, perché per noi questo conta: fare felici i nostri clienti; e con gioia riceviamo complimenti, da parte di chiunque, commercianti compresi. Le sedie sono rimaste ferme in magazzino – prosegue Sermattei – per due mesi nella ligia attesa di ricevere un permesso che in sostanza non serviva, ma per rispetto degli uffici abbiamo aspettato. Da presidente dei commercianti, faccio notare che il senatore ha avuto nel tempo tante opportunità per eventuali interventi e confronti. Aggiungo che l’amministrazione comunale ha lavorato insieme all’associazione (per quanto fosse legittimo) , per trovare nuove e opportune modifiche a un regolamento pensato 20 anni fa. I tempi cambiano e come alcuni commercianti hanno dato il via alla movida pietrasantina anni fa, oggi ce ne sono altri che con il solito spirito continuano e con altre idee danno linfa al centro storico. Va da sé che tutto ciò ha bisogno di autorizzazioni e di controlli, che spesso scarseggiano e questo è il grave problema percepito da chiunque, residenti compresi». «Il punto – chiosa – non è mi piace o non mi piace, ma si può fare o non si può fare».
Sintetica la proprietà del Duomo. «Con tutto quello che succede in Italia e all’estero, pandemia-guerra-crisi di governo-aziende al collasso-italiani che non arrivano a fine mese, è così essenziale – chiede Amelia Palla – contestare le sedie de Il Duomo? Mi aspetterei da chi ci rappresenta a Roma degli interventi sui veri problemi del territorio».
Sull’identità delle piazze e del suo arredo prende posizione Progetto Pietrasanta. «In città il tema dello spazio pubblico è stato il grande assente nelle riflessioni amministrative e progettuali di questi anni; ci si è concentrati più sul problema del fare rispetto alla qualità di quanto fatto. Se questo è il cambiamento che si sta prospettando per Pietrasanta, tra pochi anni avremo poche piazze significative e molte piazze asfaltate o destinate a parcheggi; e se di equivoci possiamo parlare, il primo è stato sicuramente la mancata progettazione, l’assenza e l’abbattimento del verde urbano oltre a mettere in sicurezza i pedoni dal traffico veicolare. Il secondo equivoco è il decoro, che ha portato a fare coincidere le piazze come luoghi dall’arredo urbano mentre il terzo è avere interpretato le piazze come luoghi di passaggio o di ristoro, dove il cittadino e il turista sono gli spettatori del pranzo o della cena di turno». l
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
