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Parà viareggino morto a 35 anni, gli amici increduli: «Gabriele bravo ragazzo siamo tutti sgomenti»
Il ricordo del presidente dell’Associazione paracadutisti: «Era serio e sensibile, tutt’altro che un cavallo pazzo»
VIAREGGIO. L’immagine del paracadutista “cavallo pazzo”, che ha l’ambizione di guardare in faccia la morte, è la più lontana possibile da Gabriele Grossi. Parlando con chi l’ha conosciuto si capisce subito: il 35enne viareggino morto ieri a Reggio Emilia era l’esatta fotografia del bravo ragazzo. Equilibrato e con la testa sulle spalle.
«Una persona seria, sensibile, senza grilli per la testa: io l’ho sempre visto così. Siamo tutti sgomenti, è una tragedia che non riusciamo a spiegarci nemmeno da esperti», dice Enzo Muro, presidente dell’Associazione paracadutisti di Viareggio e Versilia.
Muro è un veterano della categoria, così come lo era Gabriele per quanto di giovane età. Perciò non solo sa di chi si parla, ma anche di cosa si parla.
«Nel settore ci conosciamo tutti. Siamo pochi a lanciarci con una certa costanza – spiega il presidente della sezione viareggina dell’Anpdi – Saremo 300 in tutta Italia. Ecco perché posso dire di aver conosciuto Gabriele, anche se non era un nostro iscritto: è facile ritrovarsi spesso, per chi pratica una passione come la nostra. Non a caso lui, come me, aveva amici in tutta la Toscana e anche oltre». Una passione condivisa, che porta in giro per tutto il Paese e oltre: ad aprile Gabriele aveva partecipato ai campionati internazionali di paracadutismo sportivo di Charleroi, in Belgio. Un evento in cui Gabriele aveva difeso i colori azzurri. Perché Gabriele era bravo, eccome: un professionista vero. Attento, serio e scrupoloso.
«Il paracadutismo era tutto per lui – dice Enzo Muro – Militare di carriera nella Folgore a Pisa, quando si toglieva la divisa andava a lanciarsi». “Cieli blu”, il buon augurio che si rivolge a chi sta per “volare”, era qualcosa di più di una frase fatta. Era tutto il suo mondo.
«Era un ragazzo serio e tranquillo – prosegue Muro – Non era certo un “cavallo pazzo”. Niente grilli per la testa, equilibrato; la classica persona solare, senza lati oscuri».
Proprio riflettendo sull’esperienza e le capacità di Gabriele, sul suo essere sempre al pezzo, il presidente dell’Associazione paracadutisti ancora non si capacita di come sia potuta accadere la tragedia.
«Ho saputo la notizia quasi in tempo reale, non voglio espormi sulla dinamica perché correrei il rischio di dire delle cose inesatte – dice Muro – C’è una magistratura che indaga e che farà tutti gli accertamenti del caso. Quello che posso dire è che l’immagine del paracadute difettato o che non si apre è qualcosa che si vede solo nei film. È una ricostruzione che non ha un fondamento nella cronaca, perché casi del genere non succedono da anni. E soprattutto non rende giustizia a chi affronta i lanci con preparazione e conoscenza. Senza parlare del caso specifico di ieri – conclude il presidente dell’associazione – possono esserci varie spiegazioni di una tragedia del genere. Soltanto le indagini dei pm potranno appurare le cause di quanto accaduto».
Nel frattempo sono tanti i messaggi di cordoglio arrivati anche via social alla famiglia, residente del quartiere viareggino Campo d’Aviazione. Messaggi che ricordano la disponibilità e la gentilezza di Gabriele, oltre che il suo talento speciale. «Un altro angelo – scrivevano ieri gli amici – che è volato via».
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