Il presidio
Strage di Viareggio, la difesa di Moretti al processo di Appello-bis: «Offeso dalla chiamata in giudizio»
L'avvocato Ambra Giovene attacca la Procura di Lucca e i suoi pm: «C'è stata una ricerca ossessiva per riempire dei vuoti»
VIAREGGIO. Sembra di essere tornati indietro di 13 anni, esattamente a quella mattona del 30 giugno 2009 quando Mauro Moretti, all’epoca dei fatti amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, si presentò nella sala di rappresentanza del Municipio di Viareggio, una città sconvolta che ancora cercava i propri morti sotto le macerie, dichiarando in una manciata di minuti che Ferrovie non erano responsabili del deragliamento da 32 morti e che non avrebbero attivato le proprie assicurazioni. «Per l’ingegner Moretti chiedo l’assoluzione per non aver commesso il fatto»: si conclude così l’arringa del difensore, avvocato Ambra Giovene (Foro di Roma), succeduta ai colleghi Armando D’Apote e Franco Coppi nell’impegno per evitate all’ex manager di Stato la condanna a 7 anni di carcere o 6 anni e 9 mesi come chiesto dalla Procura generale toscana nel rimodulare le pene, dopo che la Cassazione ha fatto venire meno l’aggravante dell’infortunio sul lavoro. Giovene non ha risparmiato il proprio attacco alla Procura che avrebbe voluto tirare dentro il “mucchio” delle responsabilità anche Moretti, colui che Giovene non ha esitato a definire «manager assoluto di Ferrovie dello Stato».
Una Procura, quella di Lucca, che Moretti avrebbe accusato per un «ricerca ossessiva di riempire i vuoti». Dentro una vicenda che vede Moretti – sono ancora le parole del difensore – «consapevole del proprio ruolo e delle proprie responsabilità, consapevole della tragedia avvenuta rispetto alla quale si sentiva assolutamente estraneo». Ed eccoci di nuovo a quella mattina di 13 anni fa, quando le parole di Moretti lasciarono attoniti tutti i presenti nella Sala di rappresentanza. Parole che l’allora amministratore delegato di Fs ribadì in una delle audizioni in Parlamento che si succedettero in quei giorni terribili, di fronte al più grande disastro ferroviario dell’Italia del Dopoguerra. «Dispiace che alcuni pensino che una presa di posizione a favore dell’ingegnerMoretti sia una presa di posizione di parte, una presa di posizione polemica».
Perché «Moretti è stato il manager assoluto di Ferrovie e per questo è stato colpito». Dispiace, continua Ambra Giovene di fronte ai giornalisti al termine dell’udienza durata una giornata, «che un manager di questa qualità, di questa capacità, di questo impegno, ma soprattutto di questa responsabilità sia stato offeso, in qualche maniera, nel proprio dovere di manager che ha rispettato sempre con grande impegno». Non è facile per i familiari delle vittime, che non mollano la presenza in aula ascoltare le parole del difensore dell’ex manager di Stato. E quando Daniela Rombi, madre di Emanuela Manichetti, 21 anni, morta dopo 40 giorni dal 29 giugno 2009 in seguito alle ustioni riportate, ascolta l’avvocato Giovene dichiarare la necessità di prendere in considerazione «lo sfondo giuridico di questo processo», la bocca obbligata al silenzio nell’aula del palazzo di Giustizia si lascia scappare un «lo sfondo sono 32 morti bruciati vivi». Da sottolineare che per la prima volta da quando l’iter giudiziario è iniziato con l’i ncidente probatorio del 2011, la difesa di Moretti ha attaccato apertamente in merito alle responsabilità degli imputati stranieri in materia di manutenzione dell’assile, parlando senza mezzi termini di «errata manutenzione dell’assile per colpa di chi quell’assile ha fatto finta di manutenere».
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