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Lido di Camaiore, da 9 anni costretto a vivere nell’edicola: «Aiutatemi a trovare un letto dove dormire»

Gabriele Buffoni
L’edicolante di Lido di Camaiore al lavoro nel suo chiosco
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L’edicolante di Lido di Camaiore al lavoro nel suo chiosco

L’appello di Stefano Petrucci, che dal 2013 sopravvivein condizioni disagiate grazie alla solidarietà dei clienti

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LIDO DI CAMAIORE. Quei pochi metri quadrati di edicola sono stati la sua casa per sei anni, estate e inverno. Anche quando, senza riscaldamento, il freddo lo costringeva a dormire sui cartoni dei giornali avvolto nel proprio cappotto. «Oggi dormo sulla brandina di una roulotte che mi ha regalato nel 2019 un cliente, parcheggiata sul retro, ma la situazione non è migliorata molto».

È uno sguardo che trasuda stanchezza quello di Stefano Petrucci. Non remissivo né arrendevole, ma quello di un uomo che da nove anni vive in una situazione estremamente precaria e sommersa dalle difficoltà, economiche e di salute. E che, all’età di 59 anni, può aggrapparsi solo ad un’ultima speranza: tornare ad avere un tetto sopra la testa e un letto vero dove dormire.

Storico edicolante di Lido di Camaiore, con il suo chiosco di giornali alle spalle della locale Croce Verde, Stefano fa i conti con una realtà al limite della sopravvivenza da anni. «Prima del 2013 abitavo a Torre del Lago, in un appartamento - racconta - ma per una malattia che mi ha colpito gli occhi e altri problemi alle gambe non sono più in grado di guidare l’auto e, quando mio padre si è sentito male, mi sono dovuto avvicinare a Lido di Camaiore. Qui abbiamo l’edicola dal 2008 e per qualche tempo ho abitato qui a Lido con mio fratello e sua moglie. Ma per varie vicissitudini familiari non ho più potuto continuare a vivere con loro. E non avendo dove andare mi sono messo a dormire in edicola, costruendomi un giaciglio alla bell’e meglio: inizialmente pensavo sarebbe stata solo una soluzione temporanea. E almeno qui avevo un piccolo bagno per i bisogni e per lavarmi».

Per Stefano però non è stato così e su quel letto di giornali è rimasto fino al dicembre 2019, quando un amico gli ha regalato una piccola roulotte dismessa per dormire quantomeno su una branda più comoda. «In quell’anno - ricorda Stefano - ho dovuto affrontare una batosta sulle mie finanze e sono caduto in una forte depressione. Non lo nego, ho anche pensato di farla finita. È in quel momento che la cittadinanza mi ha adottato: a volte mi ritrovavo la spesa fuori dalla porta senza neppure sapere chi fosse ad aiutarmi, e ancora oggi alcuni clienti mi aiutano nelle commissioni quotidiane da fare».

Molto meno presenti invece le istituzioni. «Non ho mai preteso una casa popolare - spiega l’edicolante - ma so che ci sono piccoli appartamenti gestiti dalla Misericordia con affitti bassi, intorno ai 200 euro al mese. Una cifra che posso riuscire a permettermi, sebbene riesca solo a pagare le bollette a rate. Nonostante però abbia fatto da anni domanda per un alloggio i servizi sociali mi hanno proposto affitti non più bassi di 500-700 euro. Chiedo solo un letto e un tetto, e che qualcuno dal Comune si attivi per aiutarmi. Perché ora sono veramente stremato».

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