Il Tirreno

Versilia

«Il dolore dei bambini davanti alle tombe Sant’Anna come Bucha», ecco il racconto del 25 Aprile

Il piccolo Vlad, uno dei bambini simbolo della tragedia ucraina
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Il piccolo Vlad, uno dei bambini simbolo della tragedia ucraina

Il piccolo Vlad accanto alla madre sepolta ricorda Enrico Pieri a sei anni con lo zio Mancini, presidente dell’Associazione dei martiri: «La loro sofferenza è la nostra»

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SANT'ANNA DI STAZZEMA. Se non come vittime, come testimoni di immagini e fatti atroci: così i bambini dei luoghi dei massacri in Ucraina ricordano i bambini di Sant’Anna di Stazzema. Un parallelismo, e un salto nel passato lontano quasi 78 anni, che con due scatti fotografici racconta la realtà dura e inaccettabile della guerra.

È stato Umberto Mancini, presidente dell’Associazione Martiri di Sant’Anna, ieri alla Fabbrica dei diritti, a fare questa analogia. Da una parte la foto scattata a Bucha, in cui si vede un ragazzino con un giubbotto blu in mezzo a due tombe: la terra è ancora fresca, vicinissimo alle abitazioni, e due croci realizzate con due listelli di legno. Dall’altra una foto di Enrico Pieri, superstite della strage scomparso il 9 dicembre del 2021, che aveva appena sei anni, davanti a delle fosse comuni a Sant’Anna subito dopo la strage del 12 agosto, insieme allo zio Duilio Pieri.

«Perfino le immagini delle sepolture delle vittime che vediamo nei villaggi ucraini, quei cumuli di terra fresca, vicino alle case, segnalati da rudimentali croci di legno, ci ricordano il nostro paese. Anche qui, a Sant’Anna, dopo l’eccidio, le mani pietose dei sopravvissuti seppellirono, provvisoriamente, le vittime nei campi e nelle piane. E simili cumuli di terra, con croci di legno, c’erano al Colle, ai Franchi, a Coletti, ed una grande “fossa comune” fu scavata sulla piazza della Chiesa», ha detto ieri Umberto Mancini, davanti a tutte le autorità giunte a Sant’Anna per il 25 aprile, fra cui la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, l’eurodeputata Simona Bonafè, e il sindaco di Stazzema Maurizio Verona. Il bambino di Bucha è in piedi a fianco della tomba, la testa l’ha coperta da un cappuccio: «Si chiama Vlad, ha sei anni, e ha portato “su quel cumulo di terra del cibo e non dei fiori” perché, li sotto, è seppellita la sua mamma – prosegue Mancini - E, la sua mamma, è morta di fame; è morta per la fame e gli stenti causati dalla Guerra». Questa foto ha colpito i superstiti dell’Associazione Martiri di Sant’Anna: ieri erano presenti Mario Ulivi, Mario Marsili, Siria e Adele Pardini, Ennio Bazzichi, Romani Berretti e Paolo Lencioni.

«L’altra foto è stata scattata, qualche tempo dopo l’eccidio, a Sant’Anna vicino alle case dei Franchi – ricorda il presidente Mancini – anche qui si vede una tomba provvisoria, delimitata da rami di legno. Qui, a fianco della tomba, ci sono un uomo e un ragazzo: l’uomo è Duilio Pieri, uno dei sopravvissuti che, dopo l’Eccidio, lottò con tutte le sue forze per il ricordo delle vittime e la realizzazione della strada per arrivare a Sant’Anna». Duilio era lo zio di Enrico Pieri, che è proprio il ragazzo nella foto. Enrico, dopo un lungo periodo passato in Svizzera a lavorare, lontano dal luogo che gli aveva tolto tutto, fra cui undici familiari, di cui i genitori e le sorelline, sepolti proprio nella fossa che si vede nell’immagine, è tornato a Sant’Anna ed è diventato un simbolo del Parco nazionale della pace.

«I segni della sofferenza, del dolore e dello smarrimento che vediamo sui volti delle donne, dei vecchi e dei bambini ucraini, sono gli stessi che hanno segnato i volti delle nostre donne, dei nostri vecchi e dei nostri bambini», ha proseguito Mancini. Ecco che per l’Associazione Martiri «mai come oggi appare evidente quanto sia importante diffondere uno spirito di pace, lavorare per la pace, educare alla pace. Noi, a Sant’Anna, aumenteremo l’impegno».

Ed è proprio per questo che c’è stata anche una nota critica e un richiamo a tutte le istituzioni, locali e nazionali, da parte di Mancini. «Salgono sin quassù, in questo luogo diventato ormai un simbolo, tantissimi giovani, italiani e stranieri. Vengono a Sant’Anna per ricordare, per studiare, imparare, riflettere, ma, purtroppo, non abbiamo strutture per accoglierli, per ospitarli. Non siamo in grado di offrire altro che giacigli improvvisati o tende all’aperto, non ci sono servizi. C’è un Centro accoglienza che da 20 anni attende di essere completato, c’è un ostello che tutt’ora attende di essere realizzato e per il quale Enrico Pieri ha donato la sua casa».

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