Il Tirreno

Versilia

Moribondo all'ospedale Versilia gli rubano la fede al dito. La rabbia dei familiari: «Gesto infame»

Luca Basile
Paolo Femori con la moglie Maria Paola Marsili
◗
Paolo Femori con la moglie Maria Paola Marsili

La figlia si rivolge ai carabinieri: «Speriamo che serva a evitare il ripetersi di simili episodi» 

3 MINUTI DI LETTURA





PIETRASANTA. Quella mano, che con fare furtivo e vigliacco, ha sfilato dal dito di un uomo morente la fede che da 61 anni portava orgogliosamente con sé, al momento resta ignota. Un gesto ignobile, commesso contro una persona indifesa, che la famiglia ha denunciato ai carabinieri: le indagini sono in corso. Una brutta storia che Elisabetta Femori, figlia di Paolo Femori scomparso nei giorni scorsi, ha raccontato, sfogandosi, sulla propria pagina facebook.

Una figura, umana e professionale, molto conosciuta quella di Paolo Femori: già importante dirigente Enel e a seguire ex cassiere del pensionati Spi-Cgil, è stato infatti protagonista, con discrezione e competenza, della vita aziendale e associativa. Femori è morto all’età di 85 anni all’ospedale Versilia dopo un periodo, in particolare gli ultimi tempi, caratterizzato da importanti problemi di salute. «Babbo non stava bene da tempo: i medici lo hanno seguito fino all’ultimo, con coscienza e dedizione. Non smetteremo mai di ringraziarli» le parole della figlia Elisabetta che poi però aggiunge: «Le ultime ore di vita di mio padre sono state caratterizzate da questo gesto che non ho più parole per commentare. Al dolore si è così aggiunta una profonda amarezza e rabbia per quanto da lui subito».

Elisabetta si volta indietro e riavvolge le istantanee delle memoria. «Il 23 aprile del 1961 mio padre Paolo e mia mamma Maria Paola Marsili, convolavano a nozze nella bella Pieve Romanica di Calci. In tutti questi anni fra tempeste, bonacce, figli, lavoro, mio padre non si è mai tolto la fede dal dito, tanto da formarsi una specie di solchetto che rendeva difficoltoso appunto levarsela. Ventitré sono invece le ore che sono trascorse da quando mio babbo, in ambulanza, è stato portato in ospedale, gravissimo, a quando lo abbiamo potuto rivedere in reparto ormai con il destino segnato da una serie di problemi che a un certo punto non è stato più possibile risolvere. Ma 23 sono anche le ore in cui un infame, con mio babbo moribondo, ha pensato bene di sfilargli la sua amata fede e portargliela via. Dove questo fatto sia successo noi, al momento, non lo sappiamo. C’è una cosa che non mi dà pace – sottolinea Elisabetta – è che babbo se ne sia accorto e che non abbia avuto la forza di fare niente. Questo mi tormenta. In questi ultimi mesi mio babbo ha avuto spesso bisogno di ambulanza e di ospedale e le persone che lo hanno seguito sono stati per lui una sorta di famiglia: curato, accudito, lavato sempre circondato da donne e uomini straordinari. È per questo motivo che stentiamo a pensare che fra loro si nasconda uno scarto di fogna, uno squallido figuro, che ha avuto il coraggio di fargli questo. Eppure “qualcuno c’è stato”, come mi ha detto il maresciallo dei carabinieri quando sono andata a fare la denuncia contro ignoti qualche giorno fa. È stata una decisione sofferta, denunciare, perché mi sembrava di offendere tutte quelle persone che invece con la loro professionalità ci hanno regalato qualche mese in più con il mio babbo, ma spero che questo serva a evitare che in futuro simili episodi si possano ripetere» ripete Elisabetta Femori che poi si rivolge al ladro: «Se sei un ragazzo e qualcuno ti ha fatto credere che fare un gesto del genere “son ragazzate”, se sei una donna o un uomo e avete famiglia e figli, ecco chiunque siate, vi auguro un giorno di rendervi conto di ciò che avete fatto. E che tutto questo non vi dia pace. Anche se è più facile per uno scarto di fogna rimanere tale fino alla fine dei suoi giorni. E allora spero che prima o poi qualcuno ti veda e che tu paghi per questi gesti ignobili».

La chiosa della famiglia Femori è rivolta all’ospedale Versilia. «Fateci ringraziare medici, infermieri, Oss e a tutto il personale dei reparti di Medicina e Pronto soccorso che invece ogni giorno svolgono il loro lavoro con dedizione e serietà».
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il futuro del cantiere

Salvataggio Tigs, le offerte giuste: «Partono da 250 milioni di euro» – Chi sarà a decidere e tutti gli scenari possibili

di Giovanna Mezzana