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Piccoli Archimede crescono a Seravezza: ecco il marchingegno per creare gli oggetti in 3D

Tiziano Baldi Galleni
Piccoli Archimede crescono a Seravezza: ecco il marchingegno per creare gli oggetti in 3D

Il macchinario ideato dagli studenti dell’istituto Marconi di Seravezza: toglie i filamenti di plastica dalle bottiglie per usarli nella stampante  

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SERAVEZZA. Una bottiglia di plastica trasparente, vuota, gira su un perno. E giro dopo giro una piccola lama la taglia sfogliandone una fettuccia di un centimetro circa, che poi passa attraverso un estrusore che la fonde, e la affusola, trasformandola in un filo (cavo) che con degli ingranaggi a riduttore viene avvolto in una bovina. Quella bovina di filamento è poi la materia prima che gli studenti dell’Istituto professionale Marconi di Seravezza utilizzeranno con la stampante 3D, per creare gadget e altri oggetti. Tutto questo grazie al loro prototipo Ri-Pet-3D, realizzato dai ragazzi con i loro professori, con cui adesso possono riciclare le bottiglie di plastica e ottenere gratis il filamento essenziale per stampare in 3D. Il marchingegno, ben costruito, e che verrà realizzato in altre due copie maggiormente definite nei dettagli, è stato presentato ieri nel laboratorio della scuola superiore.

Ri-Pet-3D è stato realizzato in tutte le sue componenti – stampate a loro volta dalla stampante 3D – dagli studenti del Marconi: è un progetto didattico al quale hanno lavorato le classi terza, quarta e quinta MAT, ed è finalizzato ad avvicinare gli studenti agli obiettivi dell’agenda 2030, sensibilizzandoli in particolare al tema della cura e protezione dell’ambiente, con un chiaro riferimento all’educazione civica.

Lo studente Matteo Novani ha spiegato il maccanismo di funzionamento: «L’estrusore scalda a 205 gradi la plastica, e tutto è alimentato da un amplificatore di un computer modificato». Un altro alunno, Santiago Jimenez Alvarez, ha invece aggiunto che «sicuramente uno dei vantaggi di questa macchina è ambientale: usando le bottiglie di plastica che troviamo ovunque non dobbiamo acquistare le bovine di filamento per poi realizzare i nostri progetti». Infatti ogni bovina da un chilogrammo costa all’istituto intorno alle 45 euro. «L’obiettivo è riconvertire tutte le comprendenti usate per costruire l’apparecchio (stampati con filamenti acquistati) , con altri realizzati con la nostra plastica riciclata – ha spiegato il professore Mathias Catelani -. Le componenti sono state tutte disegnate dai ragazzi con software di modellazione tridimensionale, e sono stati personalizzati con il logo della scuola Marconi. È infine stato fatto uno studio per il controllo della temperatura dell’estrusione e della velocità della macchina».

Il progetto è stato presentato al concorso della Confcommercio, sul tema delle biotecnologie, e ad un concorso della Regione Toscana finalizzato a valorizzare le capacità tecnico-professionali degli allievi frequentanti gli istituti professionali e tecnici. Ri-Pet-3D dell’Istituto professionale Marconi è stato inoltre patrocinato dall’amministrazione comunale di Seravezza e dalla Fondazione Terre Medicee. «Si tratta di un progetto importante – commenta l’assessore alle scuole secondarie Vanessa Bertonelli – in quanto dimostra le competenze acquisite dagli studenti di questo istituto professionale e, al contempo, la loro attenzione per un futuro che sia sempre più finalizzato al riciclo delle materie e, quindi, alla salvaguardia dell’ambiente».
 

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