Italia
Il Pd di Viareggio è sotto il pressing di Lucca e Firenze: vogliono che faccia pace con Del Ghingaro
L’obiettivo è non fare candiare il sindaco nel capoluogo. Del Dotto: «La Federazione Versilia ha rispetto per l’autonomia e le scelte delle unioni comunali»
viareggio. Il Partito democratico viareggino ci prova a uscire dall’impasse, ma la situazione è complicata. Da una parte c’è il sindaco Giorgio Del Ghingaro che – con la sua nota-esternazione di mercoledì – ha scaricato sui Dem la responsabilità di «una crisi politica senza motivazioni programmatiche serie». Dall’altro c’è la segretaria regionale del Pd Simona Bonafè che insiste per la ripresa del dialogo con il primo cittadino, e finanche qualcosa di più: a poche ore dal dito puntato del sindaco contro i suoi, Bonafè si augurava che «il percorso avviato con Del Ghingaro, per verificare le condizioni di un rientro in maggioranza, possa continuare al più presto». I Dem viareggini sono nel mezzo e appaiono schiacciati: che fare?
tra più di due fuochi
Sono stati messi con le spalle al muro da Del Ghingaro, il sindaco per cui si sono spesi in una campagna elettorale durissima e a cui hanno tenuto fede, che ora ha in pugno la situazione e li tratta come il lupo si rapporta con l’agnello nella favola di Fedro. Devono allinearsi ai desiderata della segreteria regionale: e se la ripresa del dialogo può anche andare bene (non l’hanno mai negata) il rientro in maggioranza sembra forse un prezzo troppo alto da pagare. Non solo: oltre ai due “fuochi” che si stagliano nitidamente c’è anche qualcosa che resta sotto traccia ma produce effetti sul Pd viareggino: c’è anche la federazione lucchese del Pd che ha paura di trovarsi Del Ghingaro candidato alla poltrona di sindaco a Lucca e dietro le quinte si muove – azionando le leve che può azionare – perché re Giorgio continui a regnare sul mare e non vada a rompere le uova nel paniere del capoluogo. È un vero e proprio accerchiamento.
il nodo
Che per il Pd di Viareggio le mosse siano difficili lo testimonia il fatto che il documento uscito dall’assemblea allargata, che si è svolta martedì sera, non collima con la nota di Bonafè. Il documento dell’assemblea riconferma la linea assunta dal partito all’indomani del clamoroso benservito alla vicesindaca Federica Maineri da parte di Del Ghingaro: ovvero, c’è la rottura, stiamo fuori dalla maggioranza, ma non ti faremo la guerra, sindaco. La nota di Bonafè, invece, è decisamente “più spinta” perché accarezza addirittura un rientro in maggioranza del Pd viareggino: forse perché Lucca val bene una messa. Ma Firenze è certa che a Viareggio si sia pronti al “sacrificio”? Se si misura la temperatura della “base” del partito, che ha detto la sua anche nell’assemblea di martedì sera, si direbbe di no. Intanto c’è chi cerca di non spruzzare alcol sul fuoco, ma, anzi, di recuperare quell’equilibrio auspicato da Firenze: «Le sfumature ci sono – risponde al Tirreno Filippo Ciucci, segretario dell’Unione comunale del Pd Viareggio – ma non sono sostanziali. Sia nel documento dell’assembla che nella nota della segreteria regionale si tracciano le condizioni per l’apertura di un dialogo».
la questione
È un dato di fatto che più attori siano in pressing sul Pd di Viareggio. «La Federazione del Pd Versilia – commenta il vicesegretario Alessandro Del Dotto – ha rispetto per l’autonomia e le scelte delle unioni comunali». Viene da chiedersi se le parole (sintetiche) di Del Dotto siano anche un messaggio inviato a più destinatari: a Lucca e a Firenze; quantomeno, significano che c’è una questione di autonomia e di possibilità di compiere scelte per il Pd di Viareggio, a cui l’esperienza del commissariamento per altro non è nuova. Quale possa essere lo smacco lo dicono – senza mezzi termini – spettatori non protagonisti della vicenda. «Dopo un anno e mezzo, appena rieletto sindaco di Viareggio in cui ha tessuto la tela per preparare la sua candidatura a sindaco di Lucca – dicono Marco Corsetti, segretario della Federazione versiliese Articolo Uno e Fabrizio Manfredi, responsabile enti locali della segreteria regionale di Articolo Uno – ora Del Ghingaro vorrebbe far credere all’opinione pubblica che è costretto a dimettersi dal suo attuale ruolo per colpa del Pd, cioè di quel partito che è stato commissariato è si è svenato proprio per sostenerlo alle precedenti elezioni comunali. È stato oltrepassato ampiamente il limite non solo del ridicolo ma anche della decenza».
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