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Versilia

Pietrasanta, no alla riapertura della cava Ceragiola: «È un pericolo»

Luca Basile
Pietrasanta, no alla riapertura della cava Ceragiola: «È un pericolo»

Martedì 15 marzoi assemblea pubblica al Cro, il sindaco non ci sarà. «Con il Comune non c’è stato alcun tipo di comunicazione»

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PIETRASANTA. Quella cava, chiusa da decenni e ingarbugliata fra degrado, ravaneti e retaggi del lavoro che fu, la comunità di Castello e dintorni l’aveva quasi dimenticata. Con il sentiero, poco battuto, che conduce allo strapiombo sull’area di escavazione, oggi ostruito da sterpaglie e silenzi. Poi, nei mesi scorsi, la notizia: l’ex cava Ceragiola riaprirà. A prevederlo il piano operativo, di recente adozione voluto dall’amministrazione Giovannetti.

«Siamo venuti a conoscenza della riapertura una volta preso visione dello strumento urbanistico – fanno sapere, fra l’amareggiato e il deluso alcuni residenti di zona – non c’è stato confronto con il Comune: nessun tipo di comunicazione. Si dice che la condivisione e la partecipazione, in questi casi, siano passaggi fondamentali: evidentemente non a Pietrasanta. Tutto questo mentre a livello nazionale si raccomandano per una politica che tenga in massima rilevanza la tutela ambientale».

Ci incamminiamo verso lo strapiombo che si apre sulla cava. «Noi non vogliamo semplicemente dire no alla riapertura: noi vogliamo contribuire, dire quello che pensiamo. Capire. Ma qui sembra già tutto definito: avremo una cava di nuovo attiva a 150 metri dall’abitato con una voragine sotto i nostri piedi. La cava potrebbe essere a rischio alta pericolosità – fa sapere Marco Merlini – servono approfondimenti. Bene, chi è preposto li faccia adesso. Non dopo, a cose definite. Polvere, rumori, una viabilità, quella sul versante di Seravezza, complicata: l’attività di escavazione si prospetta devastante per la nostra comunità. E per i suoi dintorni».

C’è perplessità. Rabbia. «È prevista l’estrazione di 60 mila metri cubi di materiale per “uso ornamentale e da taglio”. Materiale già definito, dopo una perizia della Regione, di media-bassa qualità. Così come è previsto il transito in zona di 8mila mezzi pesanti in cinque anni. Queste sono alcune delle nostre osservazioni: abbiamo invitato il Sindaco e la sua giunta a confrontarsi e a discuterne con i cittadini: ci hanno fatto sapere, dal municipio, che il sindaco è impossibilitato a intervenire all’assemblea pubblica di martedì 15 – ore 18 – convocata al Cro di Solaio. Ma come, un paese, preoccupato, ti chiede spiegazioni e tu non rispondi presente? Abbiamo invitato anche i consiglieri comunali, di maggioranza e opposizione, tramite Pec inoltrata in Comune: l’auspicio è che siano stati avvisati. Certo che oltre alla preoccupazione, c’è anche amarezza per la scarsa considerazione tenuta, in tutta questa vicenda, nei confronti della nostra comunità» sottolinea Lucia Franceschi.

Così come è preoccupato Giuseppe Raffaelli, anche lui residente di zona. «Avere una cava, con la sua attività di estrazione, a pochi metri da casa, non può non suscitare timore. Nessuno di noi si aspettava questa riapertura». Che però non è così scontata: dopo il via libera all’adozione, il piano operativo dovrà infatti attendere l’esame delle osservazioni: a seguire ci sarà il passaggio in Regione che potrebbe modificare, e non marginalmente, l’impostazione di fondo del piano operativo. Per un’approvazione definitiva che in Comune sono convinti di ratificare entro la fine dell’anno anche se, da più parti, si prevedono tempi più lunghi.

Nel frattempo a Castello, ma anche nella vicina Solaio, la discussione intorno alla riapertura della cava è sempre più vivace: l’assemblea di martedì sarà l’occasione per fare il punto della situazione è contarsi per dare seguito a una serie di iniziative.

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