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Dalla Versilia all'Ucraina, Don Roberto parte per il fronte: «Porto viveri e torno con settanta profughi»

Gabriele Buffoni
Dalla Versilia all'Ucraina, Don Roberto parte per il fronte: «Porto viveri e torno con settanta profughi»

Il viaggio in pullman del prete pietrasantino parte lunedì 7 marzo da Seravezza: «Giusto dare una mano a chi ne ha bisogno»

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SERAVEZZA. Partirà lunedì con un carico di beni di prima necessità e tornerà indietro dopo qualche giorno portando con sé circa settanta profughi ucraini. Quando gliel’hanno proposto, don Roberto Buratti non ha tentennato neppure un istante. «Lo faccio perché è giusto dare una mano a chi ne ha bisogno: se non ci si aggrappa a valori come la carità e la solidarietà, come ci si può definire umani? Bisognerebbe farlo sempre, figuriamoci in una situazione drammatica come questa».

Pietrasantino d’origine e da 16 anni parroco di Ripa, piccolo paesino del comune di Seravezza, lunedì salirà così a bordo di un autobus a due piani del noto tour operator versiliese “Fratelli Verona”, promotori dell’iniziativa insieme al Comune di Pietrasanta: con lui una manciata di volontari e centinaia di pacchi contenenti beni di prima necessità (cibo a lunga conservazione, bende, medicinali, abiti e coperte) raccolti dai cittadini dei territori di Pietrasanta e Seravezza. Destinazione: Sacueni, cittadina della Romania non lontana dal confine con l’Ucraina. Lì scaricherà il carico frutto della solidarietà versiliese, dopodiché tornerà indietro.

Non prima però di aver fatto salire a bordo una settantina di profughi, perlopiù donne e bambini che nei giorni scorsi hanno attraversato il confine in fuga dai bombardamenti russi. Si tratta del primo, grande arrivo di rifugiati in Versilia, che saranno poi ospitati da hotel, associazioni di volontariato locali e privati cittadini che hanno messo a disposizione abitazioni e appartamenti. Una missione umanitaria in piena regola a cui però don Roberto non guarda con preoccupazione. «È un’operazione d’aiuto che ha mobilitato tutta la Versilia – racconta il parroco di Ripa – quando il titolare della ditta Verona mi ha contattato ho subito dato la mia disponibilità. Ai miei parrocchiani l’ho riferito dopo aver già deciso, ma mi hanno subito supportato. Anzi, hanno contribuito con grande generosità. Il mio ruolo? Manovalanza innanzi tutto – scherza don Roberto – perché serviranno braccia per caricare e scaricare tutti i pacchi che abbiamo raccolto. Dopodiché mi dedicherò a dare supporto a tutti i profughi che porteremo indietro con noi: si tratta di donne e bambini – spiega – impauriti per quello che sta accadendo nel loro Paese e per i cari che si sono dovuti lasciare alle spalle. E che dovranno affrontare un viaggio di oltre 1. 300 chilometri prima di raggiungere la Versilia».

Per don Roberto questa non è la prima volta che si lancia in avventure solidali a sostegno di chi sta vivendo una situazione particolarmente difficile: dieci anni fa, dopo il terremoto in Emilia, fu lui infatti a farsi carico di una serie di viaggi per portare ai suoi parrocchiani le forme di formaggio “solidale” da acquistare per fornire fondi per la ricostruzione. Un gesto, come questo, fatto con la naturalezza di chi attraverso la solidarietà lascia svanire ogni confine e ogni distanza.

«Non è questo viaggio il gesto di cui andare orgogliosi, io e gli altri volontari che partiremo lunedì faremo solo da tramite – dichiara don Roberto – è la Versilia che ha dimostrato una grande spinta solidale: in poco tempo abbiamo raccolto moltissimo materiale, anche nella mia stessa parrocchia. E tanti hanno dato la disponibilità all’accoglienza dei profughi: dare una sensazione di casa a queste persone in fuga credo sia la cosa più importante da fare in questo momento. Spero solo – conclude il parroco – che non si tratti solo del momento, dell’effetto empatico di fronte alla tragedia: questo dramma che sta vivendo l’Ucraina forse dovrebbe far riflettere tutti noi e spingerci a comportarci sempre meglio nei confronti del prossimo».

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