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Carnevale di Viareggio

Re Carnevale e i corsi tra pandemia e guerra: «Non riesco a gioire pensando al dolore dei bambini»

Roy Lepore
Re Carnevale e i corsi tra pandemia e guerra: «Non riesco a gioire pensando al dolore dei bambini»

Enrico Petri da anni veste i panni di uno dei personaggi più riconoscibili della festa: «Mi piacerebbe che per gli ultimi due corsi venisse osservato all’inizio un minuto di silenzio»

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VIAREGGIO. Enrico Petri, ma tutti lo conoscono come "il dottor Petri", da anni veste gli abiti di Re Carnevale per ogni edizione della manifestazione. È un burlone di natura e ha un cuore d’oro, una sensibilità e un amore verso il prossimo non comuni. Basti ricordare che, pur in pensione dalla sua professione, prosegue a stare accanto ai suoi pazienti soprattutto quelli più anziani, perché per lui sono un qualcosa di più di ex mutuati. A Carnevale, però ormai da anni veste immancabilmente l’abito rosso con mantello e corona e all’interno del corso distribuisce caramelle. Soprattutto ai bambini. La scorsa edizione del Carnevale è stata condizionata dalla pandemia; questa che si sta consumando adesso è coincisa con l’invasione della Russia all’Ucraina, che preoccupa.

Che ne pensa il. .. sovrano dei corsi?

«Il Carnevale con la pandemia, che ha costretto per motivi di sicurezza una presenza di sole 5mila persone, tutte sedute - dice Re Carnevale - è stata una esperienza nuova che abbiamo vissuto. La Fondazione Carnevale ha scelto di far sfilare i carri sui viali a mare, unico Carnevale al mondo, perché ha voluto dare un segnale. E mantenere viva una manifestazione, che per Viareggio e dintorni significa introiti per tante famiglie che vivono di Carnevale. Qualcuno ha criticato questa scelta, però poi siamo arrivati in fondo».

L’edizione 2022 avrebbe dovuto essere quella del ritorno ad una parziale normalità con l’aumento delle presenze tutti in piedi, è invece stata condizionata da ciò che è accaduto tra Russia e Ucraina. Non è stato, e forse non sarà, il Carnevale che tutti speravamo.

«Quando ci sono queste situazioni non è certo facile poter fare festa, però anche in questo caso la manifestazione è andata avanti, pur pensando a quello che sta accadendo non molto lontano da noi. È stato letto un comunicato nel primo corso di vicinanza da parte della Fondazione Carnevale e della città di Viareggio al popolo ucraino. Sui carri e le mascherate stesse hanno esposto cartelli con la scritta: "No alla guerra". Per quanto mi riguarda da medico, il solo pensiero che siano stati bombardati ospedali anche pediatrici mi fa stare male. Nel 2022 non è concepibile che possa essere accaduto tutto questo. Mi piacerebbe che per gli ultimi due corsi venisse osservato all’inizio un minuto di silenzio con tutti i partecipanti uniti con un unico pensiero verso questi innocenti, soprattutto bambini inermi che rischiano la vita, per mano di chi ha deciso di bombardare. Purtroppo questo è un mondo dove l’unica cosa che conta è il vile denaro. Pensiamo anche a coloro che fuggono dalle guerre nel proprio Paese a bordo di barconi e muoiono in mare, nazioni dove manca assistenza sanitaria e dove si muore di fame».

C’è chi avrebbe voluto il rinvio del Carnevale vista la situazione. Lei che ne pensa?

«Non era una decisione semplice da prendere, soprattutto perché la macchina organizzativa era oramai arrivata al punto. E nello stesso tempo perché intorno al Carnevale, vivono tante persone, direttamente e indirettamente. Ecco perché, pur pensando tutti al popolo ucraino, che viene aiutato in diverse forme da parte della maggior parte di ognuno di noi, è stato deciso di andare avanti con la manifestazione. Per noi non è semplice. Auguriamoci solo che si possa tornare presto alla normalità e che qualcuno che è lassù intervenga quanto prima per far cessare questa barbarie».

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