Il presidio
Guerra in Ucraina, il paese di Pruno in ansia per l'ex promessa del ciclismo: «Pronti a ospitarlo»
La comunità stazzemese in ansia per Oleg Oprischko che ha vissuto qui per un anno. L'ex compagno di squadra: «Mi ha inviato dei messaggi vocali terribili: era disperato e non riusciva a capire quanto la situazione fosse grave»
STAZZEMA. Fino a ieri, la preoccupazione di Oleg Oprishko è stata quella di mettere in salvo la moglie Diana Volkova, la loro bambina di otto anni e la cognata. Con il fratello, le ha fatte salire su un autobus a Leopoli, dopo chilometri e chilometri estenuanti fatti in auto (con lunghe code), e in queste ore sono dirette verso la Polonia. Lontano dalle bombe, dai carri armati, dalle sirene e dai colpi di mitraglia dei soldati. A soli 35 anni, Oleg, dopo un passato da ciclista che l’ha portato in Italia, per la precisione a Pruno dove ha abitato per un anno intero a casa del compagno di squadra Alessandro Vangelisti, e poi fra Lucca e Pisa ma sempre legato alla famiglia di Stazzema, oggi è uno dei tanti giovani ucraini che si trovano faccia a faccia con le atrocità della guerra.
Ma a Pruno c’è chi è pronto a ospitare la sua famiglia e ad aiutarlo economicamente. Alessandro non ha mai smesso di inviare messaggi e fare telefonare al suo amico Oleg. Cercando anche di capire come poterlo aiutare dall’Italia, anche se è difficilissimo. Quasi impossibile.Dall’Ucraina era arrivato in Italia nel 2007, dopo alcune ottime prestazioni di ciclismo, fra cui la vittoria di una tappa al Tour de l’Avenir (il Tour de France under 23) e la vittoria del campionato nazionale ucraino dilettanti. Prima era stato preso dal Team De Angeli, poi nel 2008 e 2009 nel Cargo Compass Pedale Larigiano, infine nel 2010 nella squadra Amore &Vita. «Il Team De Angeli in cui correvo cercava una famiglia che lo ospitasse - ricorda Alessandro - e noi ci siamo fatti avanti. E per un anno ha abitato a Pruno, poi tornava saltuariamente».
E loro due sono diventati grandi amici. Si erano rivisti a Firenze, di recente, ed era tornato anche a Stazzema, dove oggi diversi abitanti di Pruno si ricordano di lui. «Dal 2011 è tornato in Ucraina e ha avviato un’attività agricola a Mycolaiv insieme al fratello e alla madre», racconto Alessandro. Una città che si trova vicino a Odessa, una delle prime zone dove si sono sentite le esplosioni. «Era molto fiducioso, nonostante la situazione delicata, che la guerra non sfociasse - prosegue Alessandro - invece una mattina mi ha scritto dicendomi che erano iniziati i primi bombardamenti, anche nella sua città, dove i russi hanno subito preso l’aeroporto». Ci sono state le prime difficoltà con le carte di credito e con il rifornimento di benzina. E la prima notte l’ha passata con tutta la famiglia in un bunker di alcuni vicini di casa. È stata una notte anche di meditazione e per capire l’evolversi della situazione. Poi il giorno dopo Oleg ha deciso di prendere tutta la famiglia, con il fratello, e andare verso la Polonia.
«Mi ha inviato dei messaggi vocali anche abbastanza terribili: perché lui era disperato e non riusciva a capire quanto la situazione fosse grave. Mi diceva che non erano preparati ad una cosa del genere». Sono partiti giovedì mattina, e il viaggio è stato un calvario: dopo diverse tappe, lunghe code, ospitalità trovata da amici e conoscenti per non dormire in auto al freddo, hanno raggiunto Leopoli domenica sera. Una città che per le donne e le bambine rappresenta la salvezza: da lì un autobus le conduce in Polonia. Oleg, che non può lasciare l’Ucraina, sta invece tornando in campagna (forse oggi riuscirà a parlare con Il Tirreno) a Mycolaiv.
«Adesso - prosegue Alessandro - siamo in contatto la cognata e la moglie, e non appena capiremo dove arriveranno in Polonia cercheremo di aiutarle. O verranno qui a Pruno o andranno a Colonia in Germania dalla sorella di Oleg. Forse gli noleggeremo un’auto. Per il momento non siamo riusciti a fare di più, anche se altri paesani di Pruno si sono resi disponibili: chi è pronto ad offrigli una casa, chi aiuti economici. Sapere tutto questo per lui è stato incoraggiante. Io e Oleg abbiamo stretto un legame forte, è diventato come uno di famiglia, perciò stiamo vivendo tutto questo con tanta apprensione: perché vivi la guerra da un’altra prospettiva. Adesso ha dovuto dividersi dalla famiglia e sappiamo che questo è stato doloroso».
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