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Versilia

Festival di Burlamacco: trionfa Daniele Chicca

Simone Pierotti
Il trionfo di Daniele Chicca, a destra mentre interpreta la canzone con cui ha vinto il Festival di Burlamacco (Foto Paglianti)
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Il trionfo di Daniele Chicca, a destra mentre interpreta la canzone con cui ha vinto il Festival di Burlamacco (Foto Paglianti)

Finisce alla pari col duo Biagini-De Nisco decisivo il voto del presidente Tofanelli

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VIAREGGIO. L’anno scorso aveva trionfato a Bussoladomani a Lido di Camaiore in coppia con Massimiliano Marchetti a Canzonissima di Carnevale, adesso da solista si è preso pure il Festival di Burlamacco al Teatro Jenco: non c’è dubbio, è Daniele Chicca il protagonista della scena musicale carnevalesca degli ultimi mesi. Con la coinvolgente “Ballata all’inferno”, l’ex mascheratista si porta a casa non solo il Burlamacco in cartapesta che regge una chiave di violino, il trofeo in palio per il vincitore del concorso canoro organizzato dal movimento dei Carnevalari, ma pure la targa del premio Aurora Francesconi per la miglior coreografia.

Erano ben diciassette i brani in gara sul palco dello Jenco. Un compito durissimo, quello dei giurati. E non a caso il podio finale è stato delineato con due ex aequo: decisivo, dunque, il voto del presidente di giuria Andrea Tofanelli per assegnare sia la vittoria di Chicca a discapito di Lorenzo Biagini e Andrea De Nisco – la maledizione del secondo posto sembra, per citare la loro canzone, davvero “senza fine” – sia il terzo posto a Daniele Toscano con “Regalami un sorriso”. Fuori dal podio Lorenzo Ghiselli che con “Carnivaland” si consola comunque con il premio Tony Filippini per il miglior interprete. “Alla fine dell’arcobaleno”, scritta da Tiziano Puritani e cantata da Francesca Pia Iodice e Antonio Cusimano, ha invece ottenuto il riconoscimento intitolato a Pierino Ghilarducci per il miglior testo.

Fatto l’elenco di premi e premiati, passiamo al resoconto di questo Festival. E facciamo subito i complimenti al direttore artistico Andrea Paci, spalleggiato alla conduzione dalla figlia Viola e da Martina Del Chicca, Vanessa Vannucci e Leonardo Bonuccelli, e a tutti i Carnevalari per lo spettacolo offerto: in tre ore nette – dalle 21, 15 fino a poco oltre la mezzanotte – sono riusciti a infilarci diciassette (diciassette!) canzoni, oltre a qualche simpatico stacchetto, incluso il quarto d’ora accademico d’intervallo. Quest’anno nessuna polemica con Comune o Fondazione, ma un’edizione all’insegna della tranquillità, iniziata proprio con la bandiera arcobaleno della pace che sventola virtualmente sul maxischermo dello Jenco a inizio serata. Tra i momenti più divertenti ci mettiamo sicuramente la proiezione di un video rimasto nascosto per anni: è quello della cosiddetta “operazione rimpatriata” del 2006, quando tre ragazzi del movimento si finsero operai della Fondazione Carnevale per prelevare una statua di Burlamacco dall’aeroporto di Pisa e collocarla sul blocco di marmo sul Belvedere delle Maschere – la famosa “lavatrice” – da cui la scultura originale era stata rimossa due anni prima a seguito del crollo delle torri-faro in piazza Mazzini. Molto apprezzata “Tamponi e maschere” – rivisitazione di “Canzoni e maschere” di Bonino per invitare tutti a vaccinarsi -, una chicca l’arrangiamento di “Beoneide”, versione edulcorata di “Maschereide” finita nel dimenticatoio cent’anni fa. Tra i cantanti segnaliamo con piacere le spassose esibizioni di Alberto Volpi con “Supercoriandolo”, dei Kiss Me Liscio, dei travolgenti Ga Ga Ga e dei debuttanti Evil Zanikki, tutti bravissimi a cantare con grande spirito carnevalesco.

Spazio anche alla solidarietà con il comitato viareggino della Croce Rossa: il ricavato del Festival contribuirà all’acquisto di una nuova ambulanza pediatrica che porterà il nome di Elisa Pezzini, ragazza viareggina che morì nel 2015 in un incidente stradale. E poi l’annuncio che a maggio tornerà “Sai di pinuglioro, sai di coriandolo” della Banda di Matti.

Infine due battute con il vincitore Daniele Chicca: «Sette anni fa vinsi senza grandi aspettative e anche stavolta è andata così: c’erano tantissime canzoni valide. La mia era una vera e propria ballata, un esperimento diverso dalla classica marcetta: è bello che sia piaciuto qualcosa che esce dai canoni della tradizione. Ringrazio il mio corpo di ballo e chi ci ha truccato. La dedica? Ai miei nonni che non ci sono più e che hanno sempre creduto in me».

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