Il Tirreno

Versilia

Carnevale di Viareggio

La moglie del carrista scomparso sul Don Chisciotte: «Qui per amore di Franco e del Carnevale»

Matteo Tuccini
Erika Benedetti con il figlio Tiziano
◗
Erika Benedetti con il figlio Tiziano

Malfatti, amava la filosofia e la poesia, se n'è andato nel dicembre 2020. Ma nelle parole di Erika Benedetti quei ricordi sono vividi come il sole che bacia Viareggio per il primo corso della rinascita

3 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. La ricerca della verità, dilemma eterno dei filosofi, è forse più semplice di quanto si creda. Forse la verità è che ci serve qualcuno che ci ami come Erika ama il suo Franco. Qualcuno che parli di noi con l’affetto, la gioia e la riconoscenza dei momenti più belli. Oggi sono ricordi: Franco Malfatti, il carrista che amava la filosofia e la poesia, non c’è più dal dicembre del 2020. Ma nelle parole di sua moglie Erika Benedetti quei ricordi sono vividi come il sole che bacia Viareggio per il primo corso della rinascita.

«Il Carnevale in casa mia non potrà mai finire» spiega Erika, stretta accanto al figlio più piccolo Tiziano. L’altro, Emanuele, «è in giro chissà dove», dice sospirando, con lo stesso identico tono di ogni mamma. «Noi siamo nati tra i coriandoli – continua – in loro (indicando il figlio, ndr) scorre il sangue di Franco. E quindi, per amore di Franco e per rispetto di tutto l’amore che ha messo lui nel suo lavoro, sono qua».

Nel Carnevale di autunno la famiglia Malfatti si impegnò per far sfilare l’ultima opera di Franco, “L’Orlando furioso”. Un poema che lui adorava: «È sempre sul suo comodino, lo leggeva continuamente», ricorda Erika. Malfatti era uno di quei carristi che sosteneva l’importanza della riflessione sui temi etici e sui valori, senza dimenticare che il Carnevale è un grande spettacolo popolare. E senza mai esagerare, questo era il suo messaggio più profondo: godetevi la sfilata, così io apro una porta nelle vostre anime.

Oggi i Malfatti sfilano sul carro di Jacopo Allegrucci. Il personaggio simbolo del carro, ormai lo hanno visto tutti, è il Don Chisciotte. La mitologia del cavaliere inventato da Miguel Cervantes – un uomo fuori dal tempo che combatte contro i mulini a vento e oscilla sempre tra la cialtroneria e l’attaccamento commovente a valori scomparsi – è semplicemente perfetta in un contesto del genere. Sapersi battere contro tutto e tutti, anche quando si rischia la brutta figura, è dote rara.

«Franco era un combattente – dice Erika – Forse questa scelta che abbiamo fatto è davvero azzeccata. Anche perché Don Chisciotte ha sempre combattuto contro i suoi mostri, le sue visioni. E noi combattiamo contro questa vita che ci troviamo davanti. A testa alta, sempre. Certo che come ci si sta a testa alta... A volte è anche faticoso. Quella di Franco è una mancanza importantissima, una mancanza fisica, grandissima. Mio marito era una persona meravigliosa, un grande papà. Ci ha insegnato tanto e ci ha lasciato ricchi dentro».

Non è semplice, del resto, trovare parole immediate e comprensibili che spieghino una battaglia, quella sì, enorme. Una battaglia che è personale, per tirare le fila di una vita che ha privato una famiglia di un padre e un marito, e anche collettiva: i Malfatti, come tutta la città e tutti noi, hanno attraversato la pandemia con la consapevolezza che era una cosa enorme. Una battaglia solo per Don Chisciotte.

Dopo due anni di pandemia, però, secondo Erika «questa giornata invita al buonumore. E mi fa pensare che, nonostante abbia avuto anche tante batoste, mio marito è sempre ripartito col sorriso sulle labbra – conclude – Lo voglio fare anche io oggi. A Viareggio siamo un po’ così: risorgere sempre dalle ceneri con il sorriso è una cosa che ci caratterizza. Come vedo questo Carnevale? Spero che ci sia molta gente e che ci siano meno problemi per il virus. Abbiamo bisogno di tanta condivisione: questo Covid ha creato tanta solitudine e ha abbassato le aspettative. Invece nella vita uno scalino bisogna metterselo sempre davanti, per provare a salirlo. Perché è più stimolante».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera