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Versilia

Viareggio nella Cultura, ecco la storia dell’architetto che disegnò la Passeggiata

Adolfo Lippi
Viareggio nella Cultura, ecco la storia dell’architetto che disegnò la Passeggiata

Artefice di queste gradevoli apparizioni fu un ingegnere viareggino, Alfredo Belluomini, al quale è dedicato proprio il viale, insieme a Galileo Chini progettò e realizzò i gioielli liberty che danno lustro alla città

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VIAREGGIO. Chi passeggia per il lungo viale a mare, parallelo alla Passeggiata, non può non osservare che in numerosi palazzi, i più belli, i più ariosi, i più architettati, vi sono fregi e disegni di uno stile che fu detto liberty o floreale. Artefice di queste gradevoli apparizioni fu un ingegnere viareggino, Alfredo Belluomini, al quale è dedicato proprio il viale.

Belluomini era nato a Viareggio, il 3 agosto del 1892. Apparteneva a una famiglia che si era distinta nei moti politici che avevano conquistato a Napoleone Bonaparte metà della popolazione. Lucchesi, giacobini, i Belluomini erano aristocratici di Lucca. A Viareggio avevano preso casa lungo la via Regia (angolo attuale via Fratti) e qui si erano marcati quali apostoli della libertà e della repubblica, contro i Borboni “austricanti”.

Furono loro a far innalzare l’albero della libertà di fronte, nella piazza, al ponte girante. Poi l’altra metà della popolazione, quella bigotta e austricante, sobillata dai marchesi Cittadella (sempre lucchesi), nel maggio 1799 insorse al grido “VivaMaria” (per Maria s’intendeva la Madonna) e comandata da un facinoroso, Sebastiano Belli detto “il Morino”, attaccò la casa Belluomini e la incendiò. In questa casa fu, poi, perfino ospitato il papa Pio VII, che Napoleone fece tradurre a Parigi per la sua incoronazione.

Insomma Alfredo Belluomini era di questa pasta qui; laico, patriottico, democratico. Così andò a laurearsi a inizi del Novecento all’Accademia di Brera e al Politecnico di Milano e preso dall’infatuazione industriale si cimentò, all’inizio, nelle costruzioni in ferro (erano i tempi della torre Eiffel a Parigi).

Di carattere gradevole, elegante, colto, egli presto cominciò a interessarsi all’edilizia privata e firmò opere a Genova, a Roma, a Firenze, dove intanto era andato a abitare. Ma il suo ingegno sbocciò soprattutto in concomitanza con l’avvenuta, straordinaria e appagante, della creazione in Viareggio della “città balneare”.

Già nel 1899 il Comune aveva acquistato dal Demanio la striscia di arenile dal Burlamacca al Marco Polo. Si intendeva, soprattutto per iniziativa di alcuni imprenditori alberghieri, dare a Viareggio un nuovo volto. Non più quello striminzito di “porto di Lucca”, quel piccolo borgo attorno alla Torre Matilde, ma l’ambizione era di farne un luogo turistico di primissimo ordine almeno come Biarritz, come la Costa Azzurra, come i bagni inglesi di Brigthon.

L’ingegno di Belluomini cadde come il cacio sui maccheroni. Mentre sorgevano hotel quali il Plaza De Russie o l’hotel Regina, ecco Belluomini chiamato a disegnare l’hotel Excelsior, il Grand Hotel Royal, l’Imperiale, l’Hotel Mediterrané, scusate se è poco! Di tradizione schiettamente toscana ispirata al Rinascimento (fiorentino e lucchese), Belluomini fu da subito affascinato da un altro grande talento dell’arte decorativa, Galileo Chini. Chini, che era un notorissimo ceramista fiorentino, era stato ingaggiato, come noto, dal Re del Siam per affrescargli la reggia. E qui aveva portato, direi esportato, con creazioni leggere, fiorite, l’ostile liberty che in Europa andava allora per la maggiore, tra Vienna, Bruxelles, Parigi, Londra.

Assieme Belluomini e Chini se la intesero benissimo e progettarono e realizzarono a Viareggio il Gran Caffè Margherita, il Supercinema Savoia, il palazzo delle Scuole liceali, l’edificio dell’Arciconfraternita della Misericordia. Che poi venne inaugurato da re Vittorio Emanuele nel 1926.

Cosa c’era e cosa c’è in questi edifici? C’è un evidente tocco di quella eleganza frivola e sfarfallata che segnava la società della Bella Epoque. Era una società che ormai aveva Viareggio per esclusivo centro estivo. Nei teatri, Politeama, Eden, Eolo, si esibivano le migliori compagnie di teatro, opere, operette. Sgambettavano le sciantose, echeggiavano le note di Puccini, le donne e i gagà flirtavano sulle rotonde dei Bagni.

Ecco, la loro cifra era proprio il liberty (influenzò “Turandot”) che Gabriele d’Annunzio, inseguito in spiaggia dai suoi levrieri, snobbava poiché lui era il vate di un’Italia che semmai guardava i miti e ai riti greci, virili, intossicati di nazionalismo. Il liberty conquistava i proprietari dei villini sul lungomare (ve ne sono tracce ovunque) e portò alla costruzione della ancora mirabile Villa Argentina sull’angolo della pineta, della Galleria del Libro, del Bagno Balena, del villino Brunetti, del bagno Amedeo, delle Logge del vecchio mercato.

Poi, grazie anche al fascismo, vinse il razionalismo. L’ondata floreale venne bloccata (compiacente D’Annunzio) e i viali a mare furono proseguiti fino a Bagno Principe di Piemonte, fatti in questo nuovo stile sobrio e davvero poco poetico. Belluomini allora emigrò in Brasile. A lui venne assegnata la realizzazione a Santos di uno stupendo “Parco Balneario”. Ma per saperne di più della sua vita e del suo destino vi sono oggi testimoni preziosi quali Adriana Giusti, Antonella Serafini, Giorgio Polleschi che scrisse “Viareggio capitale dell’architettura eclettica”.

Chi ancora oggidì passeggi, ancora curioso, guardi allora le facciate dei palazzi lungo il viale Belluomini. E guardi e si soffermi in piazza Mazzini. Anche questa piazza fu ideata da Belluomini e grazie a lui si ha l’immaginifico affaccio al mare, che adesso, per cultura, è abbellito dalle due splendide statue di Igor Mitoraj, alle quali avrebbe inneggiato proprio Gabriele d’Annunzio. È un vero scandalo vedere oggi decadere la facciata dello stabilimento balneare Balena, facciata che si deve al duo Belluomini-Chini. Se il privato non interviene adesso che si hanno perfino i fondi della legge che favorisce il rilancio edilizio, perché non interviene il Comune?

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