Il presidio
«È incomprensibile, meglio vietare i locali a chi non è vaccinato»
Edoardo Berti si definisce un «anti no-vax», lui che ha già ricevuto anche la terza dose. Anche per questo ritiene «incomprensibile» il nuovo stop alle discoteche. Il titolare del Maki Maki, sul vialone in Darsena, pur riconoscendo che «in questo periodo l’emergenza sia più critica: conosco tante persone colpite dal virus, personalmente non mi era mai capitato», non riesce a spiegarsi il perché della decisione del Governo. «Ci era stato detto che con tre dosi saremmo stati al sicuro, o comunque più liberi e invece così sembra che il vaccino non serva a nulla».
L’ennesima chiusura costituisce «un pericoloso passo indietro, a tutti i livelli: perché io, con tripla dose, devo vedermi negata la possibilità di divertirmi in discoteca parimenti a chi non si è mai vaccinato? Sarebbe stato molto più sensato, a quel punto, imporre delle serie limitazioni ai no-vax, come il lockdown, e invece con scelte come questa pare si voglia dar loro ragione». Anche la tempistica della chiusura a Berti non va proprio giù. «Potevano almeno lasciarci la possibilità di stare aperti per la serata del 31, che invece perdiamo per il secondo anno di fila, considerato inoltre che poi saremmo entrati in un periodo, tra gennaio e febbraio, dove abitualmente le presenze nei locali calano, al di là del carnevale».
La sicurezza è un altro aspetto che, di conseguenza, viene meno. «Noi a chiunque vuole entrare il green pass lo controlliamo sempre. I giovani, ora che le discoteche sono ancora una volta chiuse, si ritroveranno in massa nelle case o nelle piazze, come già accaduto in passato. Così verranno pure a crearsi problemi di ordine pubblico». Una situazione che Berti sperava di non dover più rivivere.
«Sembra che il virus lo trasmettiamo attraverso la musica» afferma con fugace ironia, subito accantonata per rammentare che i ristori garantiti «non sono arrivati: quelli li stiamo tuttora aspettando».
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