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Versilia

Curati con i monoclonali 200 positivi «La terapia funziona, è arma in più»

Luigi Spinosi VIAREGGIO.
Curati con i monoclonali 200 positivi «La terapia funziona, è arma in più»

Il primario di Malattie infettive al San Luca: «L’anno scorso i ricoveri erano oltre cento, oggi siamo a 16-17 e sono stabili»

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Il vaccino funziona, così come il trattamento con i monoclonali e la medicina del territorio, mentre all’orizzonte si intravede l’ulteriore arma rappresentata dagli antivirali. La battaglia contro il Covid si annuncia ancora lunga, ma sarà una battaglia contro un nemico indebolito. Sintetizzando, è questa l’analisi del dottor Sauro Luchi, primario del reparto di Malattie Infettive ed Epatologia dell’ospedale San Luca, quando ci si avvicina al secondo anno di convivenza con la patologia. Una convivenza presumibilmente destinata a durare a lungo: «Dovremo fare i conti con l’infezione ancora per molto tempo – esordisce il medico – l’obiettivo è quello di cercare di tenerla sotto controllo». Ma nel frattempo siamo entrati nella quarta ondata. «Fare previsioni è sempre difficile – riprende Luchi – ma diciamo che, basandosi sui numeri, nonostante un incremento dei contagi, l’impatto sul sistema ospedaliero non c’è. A fronte di un numero di positivi elevato, il dato dei ricoveri continua a restare stabile, ed è così dall’estate, con un numero di ricoveri che non si è mai allontanato dalla fascia tra i 10 e i 25 (al momento siamo tra i 16 e i 17). L’anno scorso, in questo periodo, il numero dei ricoverati era stabilmente sopra i cento, con lo stesso numero di contagiati. Questo significa che liberiamo l’ospedale, così da farvi svolgere le naturali attività di assistenza agli altri pazienti perché, se ho bisogno di più posti letto o di più anestesisti per prendermi cura dei pazienti Covid, questo comporta una riduzione dei servizi per tutti gli altri».

C’è anche un altro aspetto fondamentale: il vaccino. «Che rappresenta un elemento importante – riprende Luchi – ma non è l’unica arma che abbiamo a disposizione: c’è pure il ricorso agli anticorpi monoclonali. Abbiamo finalmente dei numeri per valutare l’efficacia, e sono numeri ottimi: su 200 pazienti trattati appena 10 hanno avuto bisogno del ricovero ospedaliero, segno che la terapia funziona. C’è anche da evidenziare l’ottimo lavoro fatto sul territorio, a partire dai medici di famiglia, che permette di intervenire senza ospedalizzazione. E poi all’orizzonte abbiamo la prospettiva degli antivirali che dovrebbero arrivare in primavera e che, stando agli studi, dovrebbero essere in grado di ridurre i ricoveri del 90 per cento. Con il virus dovremo probabilmente convivere a lungo, ma avremo un’arma in più. È come avere una serie di schermi a disposizione per difendersi dalla malattia: il vaccino, gli antivirali e la terapia monoclonale. Alla fine ci sarà qualcuno che attraverserà ugualmente tutti quegli schermi e dovrà comunque essere ricoverato, ma saranno dati sempre più bassi». E la variante Omicron? «Bisogna essere molto prudenti nel fare valutazioni – conclude Luchi –, per avere un quadro clinico bisognerà attendere qualche settimana. Viene indicata come una variante meno potente, i dati a disposizione, al momento, si basano sull’impatto sulla popolazione sudafricana, che ha un’età media bassa».



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