Il Tirreno

Versilia

i “sogni” di enrico 

Su ostello e Parco della Pace le rassicurazioni del sindaco: «Arriveranno i finanziamenti»

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stazzema. Ci sono progetti e aspetti del Parco nazionale della Pace di Sant’Anna che Enrico Pieri aveva particolarmente a cuore. E, anche in modo ossessivo, non si stancava di sollecitare l’amministrazione stazzemese e i politici locali per vederli realizzati. Fra questi va citata la restaurazione della vecchia lapide con i nomi dei martiri, che è completata e sarà collocata alle Fosse Ardeatine. C'è poi il decoro di tutta l’area di interesse di Sant’Anna. La realizzazione (in programma) di un busto dedicato al presidente Carlo Azeglio Ciampi, che Enrico spesso citava per l’importanza che aveva avuto, dopo la sua visita lassù, per l’approvazione della legge che ha istituito il Parco nazionale della pace nel 2000. E infine la riqualificazione dei vecchi lavatoi del paese, un tempo il cuore della frazione, che è stata quasi conclusa da Gaia. Soprattutto però erano due le strutture che Enrico Pieri avrebbe desiderato vedere una terminata l'altra costruita. Si tratta del Centro di accoglienza oggi fabbrica dei diritti, e dell’ostello della pace ai Franchi.

«Non solo aveva a cuore queste due grosse infrastrutture – dice il sindaco Maurizio Verona –, ma in modo quasi ossessivo ci chiedeva di mantenere il decoro a Sant’Anna. Tant’è che abbiamo aumentato con l’istituzione Parco della pace l’attenzione alla politica sul decoro. E c’è stato un effettivo miglioramento». Ripeteva inoltre l’importanza di poter fare accoglienza ai ragazzi a Sant'Anna. «Voleva che i giovani venissero a Sant’Anna (e aveva ragione) e che potessero essere accolti per entrare in simbiosi con la storia del paese. Da qui è nata la sua voglia di donare l'abitazione, e noi ci siamo attrezzati per comprare quella accanto: con entrambi gli immobili realizzeremo un ostello per i giovani. A parte alcuni atti formali da ultimare, abbiamo redatto un progetto per i bandi del Pnrr, che prevede una parte della struttura ipogea e un’altra esterna, tutto rispettoso del contesto dal punto di vista architettonico. Rimarrebbe intatta anche la stanza dove Enrico si è salvato a diecianni dai nazifascisti nascondendosi nel sottoscala. Appena riusciremo a intercettare i finanziamenti partiremo con i lavori». Il centro di accoglienza invece è praticamente finito: la maggior parte delle sale sono fruibili, esclusa un’ala in alto ancora allo stato grezzo. Quello che manca di più importante è il riscaldamento. «Il prossimo anno riusciremo a installarlo, con un termoconvettore che alimenterà la caldaia. Saranno installati anche pannelli solari. Il prossimo anno arriverà il finanziamento e procederemo con questi lavori».

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