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Un taglio per i malati di cancro: «È la treccia dei sorrisi». Ecco l'iniziativa a Viareggio

Gabriele Noli
Un taglio per i malati di cancro: «È la treccia dei sorrisi». Ecco l'iniziativa a Viareggio

Nel salone a Viareggio l’iniziativa contro il cancro. La consigliera comunale Grilli ha aderito:
«Ogni volta che lo faccio è un’emozione»

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VIAREGGIO. Per Sara Grilli tagliare i capelli e donarli è diventata ormai un’abitudine. Giovedì mattina, addirittura 43 centimetri, 18 in più del minimo richiesto. «Ogni volta che lo faccio, questa è la terza, mi emoziono come se fosse la prima», confessa la consigliere comunale di Viareggio, avvocato di professione.

«Mia madre nemmeno si stupisce più quando mi vede», scherza riflettendo su quel cambio di look così drastico. «Il pensiero di tagliarmi i capelli non mi pesa affatto perché so di poter rendere felice, o comunque meno triste qualche altra donna. E poi io sono fortunata: a me crescono rapidamente».

Grilli è uscita più leggera nella testa e nell’animo dal salone “Magia di una donna” (via Maroncelli angolo via da Palestrina, al Marco Polo), riferimento unico a Viareggio per chi intende abbinare la bellezza esteriore a quella interiore: è infatti uno degli otto negozi di parrucchieri in Toscana (il solo a Versilia e in tutta la provincia di Lucca) ad aver aderito al progetto “Contro il cancro mettici la testa”, promosso dall’associazione Banco dei Capelli per permettere ai pazienti oncologici che lo richiedono di usufruire di parrucche organiche (e non).

«Chi decide di compiere questo gesto lo fa smosso da un’esperienza personale o perché ne ha sentito parlare da qualcuno che conosce», spiega la titolare del salone Silvia Santucci, «da sette, otto anni» anello forte di una catena di solidarietà portata avanti tramite un meccanismo ormai consolidato: lava i capelli di chi li donerà (lunghezza minima 25 centimetri, anche tinti purché di colore unico, niente mèches o colpi di sole) , li intreccia, li lega in base alla misura concordata, li taglia, li lascia a asciugare sopra un canovaccio («per un paio di settimane minimo») e infine li spedisce all’associazione.

La sede è a Bari, di recente vincitrice del contest “Network for people” (lanciato da Reale Foundation) che consentirà di istituire un corso di formazione per parruccai, a chiusura di una filiera che da quasi un decennio la vede impegnata nella raccolta di donazioni di ciocche e trecce trasformate poi in parrucche da consegnare su tutto il territorio nazionale tramite lo scambio con aziende convenzionate. «Ci fu un periodo nel quale mi ritrovai a dover rasare una paziente oncologica. Non riusciva ad accettare di vedersi così. Se avessi potuto gliela avrei comprata io una parrucca. Fu straziante. Nel contempo venni a conoscenza di questa associazione. Mi dissi: “Perché no? ”».

L’iniziativa si è progressivamente diffusa, coinvolgendo sempre più «donne, ragazze e pure bambine, a cui i genitori spiegano l’utilità e il valore di un gesto apparentemente piccolo ma di grande valore». Nell’ultimo anno, infatti, il numero è quasi raddoppiato.

«Sono ventidue da gennaio a ottobre, poi se ne sono aggiunte altre, contro una media di dodici, tredici. E mica tutte vivono a Viareggio o in Versilia, alcune vengono addirittura da Pisa o da La Spezia, apposta per fare del bene. Qualcuna è diventata una cliente fissa». Tra loro ci sono pure degli uomini. «Un professore delle superiori, un barista che ogni due anni viene per rasarsi a zero». Sul sensibile incremento, secondo Santucci, ha influito «il passaparola, certo, ma anche il contesto pandemico: ho scoperto che in fondo il mondo non è un posto così brutto».

Sara Grilli, invece, la prima volta i capelli li aveva donati «quattro anni fa, assieme a una mia collega di studio. Silvia ormai è un’amica. Nel mio piccolo cerco di divulgare quanto più possibile questa stupenda iniziativa. Pure giovedì ho messo davanti l’interesse verso il prossimo rispetto al mio. E nel farlo mi sono commossa». Perché a volte darci un taglio davvero, fa bene e non solo a sé stessi. Per conferma parlare con chi già lo fa.

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