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Versilia

Inchiesta di Report sul traffico di datteri, il commerciante viareggino: «È roba di dieci anni fa»

Donatella Francesconi
Inchiesta di Report sul traffico di datteri, il commerciante viareggino: «È roba di dieci anni fa»

Marco Volpe ha una delle pescherie più note in centro. La trasmissione ha mandato in onda alcune intercettazioni

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VIAREGGIO. Intervistato davanti alle telecamere di “Report” già nel 2019, Marco Volpe – tra i più noti rivenditori viareggini di ogni tipo di pescato al dettaglio – è tornato in onda, nelle stessa trasmissione lunedì sera. Collegato all’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata (Campania) che ha visto, la scorsa estate, il blitz della guardia costiera di Castellammare di Stabia e l’arresto di 21 datterai, oltre alla misura dell’obbligo di firma per altri quattro, non residenti in Campania. Inchiesta che ha visto anche una delega per la Capitaneria viareggina che ha proceduto alla notifica degli arresti domiciliari per Damiano Colonnacchi, 49 anni, spezzino di origini, ma trasferitosi a Viareggio.

«Ho preso un verbale dalla Capitaneria di Viareggio molti anni fa», spiega al Tirreno, lo stesso Volpe, titolare della omonima pescheria di via San Martino: «Mi trovarono i datteri, è vero, ordinati da un cliente. Ma da lì in poi non ho replicato: ti fanno certi verbali...».

Nel corso della puntata di “Report” è stata diffusa la registrazione di una conversazione tra Volpe e Colonnacchi, nel corso della quale il primo fa al secondo un ordine di «tre chili per quel cliente che c’ho buono», per poi chiedere, con un’altra telefonata: «Ne potresti aggiungere due chili belli?». Con Colonnacchi che a un certo punto parla della difficoltà di «andare a pescare» da parte di chi deve rifornirlo del prodotto richiesto, prodotto che nella conversazione non è mai esplicitato.

«Io non ho ricevuto nessun atto recente», assicura con decisione al Tirreno Marco Volpe, «e non so proprio di che conversazione si tratti». Dalle verifiche fatte dal Tirreno l’unico elemento a sfavore di Volpe è solo quel verbale della Capitaneria viareggina, in un inverno di dieci anni fa in cui la guardia costiere toscana si mise sulle tracce di tutti i prodotti del mare la cui vendita è illegale ma che vengono richiesti e venduti di sottobanco per le feste natalizie. Un sequestro (undici chili) che è rimasto nella memoria storica della Capitaneria viareggina, visto che sui datteri – al momento del sequestro da parte della guardia costiera – qualcuno gettò del sapone/candeggina.

L’inchiesta che nell’estate di quest’anno ha portato arresti e sequestri in Campania è il frutto del lavoro di tre anni, come hanno ben mostrato le immagini mandate in onda da “Report”, in un clima molto pesante per il personale della guardia costiera che ha operato e che si è visto anche aggredito dai datterai. Oltre agli arrestati, l’inchiesta conta anche 113 indagati.

Il lavoro certosino della guardia costiera – così hanno spiegato Capitaneria stabbiese e Procura – ha portato ad accertare l’esistenza di una vera e propria stabile organizzazione criminale, della quale facevano parte i 21 destinatari delle misure coercitive, operante dal luglio 2016 nei comuni di Castellammare di Stabia, Vico Equense, Piano di Sorrento, Meta di Sorrento, Sorrento, Massa Lubrense. Organizzazione dedita in maniera professionale e sistematica, con ripartizione di compiti e di ruoli e predisposizione di mezzi e di persone, alla raccolta e alla messa in commercio illegali sia dei datteri di mare, che delle vongole veraci di Rovigliano, «contaminate batteriologicamente e chimicamente e quindi pericolose per la salute dei consumatori». Il tutto per un giro d’affari da circa 100mila euro al mese.

Accertato nell’inchiesta anche il disastro ambientale, da luglio 2016 a novembre 2020: i datterai, infatti, distruggevano scogli e rocce da cui estrarre i datteri di mare utilizzando martelli a doppia punta, per un tratto costiero di 6.630 metri lineari. È bene ricordarlo quando ci si trova davanti a chi propone i prodotti del mare proibiti. La cui detenzione oggi può costare ai commercianti anche l’immediata chiusura del negozio.

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