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Versilia

Spiagge all'asta, il bagno blocca i lavori per la piscina: «Ora la banca fa problemi sul mutuo»

Matteo Tuccini
Spiagge all'asta, il bagno blocca i lavori per la piscina: «Ora la banca fa problemi sul mutuo»

Nello stabilimento La Salute di Marina di Pietrasanta ora c’è una voragine: «Ci chiedono maggiori garanzie. I miei genitori abitano nel bagno, vediamo se li sfrattano»

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MARINA DI PIETRASANTA. La bomba, figurata, della messa all’asta dei bagni piomba sullo stabilimento La Salute di Marina di Pietrasanta sventrato da una voragine, vera, in mezzo. Si tratta di una maxi-buca scavata per costruire la piscina: un miglioramento del servizio che attira la clientela. E che tanti bagni mettono in piedi durante l’inverno.«La banca ci ha contattato: ci sono problemi sul mutuo per la piscina», dice con un filo di voce Cristiana Lenci, viareggina, che assieme alla famiglia manda avanti da sempre il bagno La Salute, non lontano dalla Versiliana.

Cristiana e le sorelle guardano sconsolate la buca scavata all’interno dello stabilimento: è come se quel terreno sabbioso tolto alla spiaggia fosse franato sotto i loro piedi. Per Cristiana la sensazione di malessere non è una metafora: in questi giorni si è sentita poco bene.«Per me è un dolore così grosso che fatico a riprendermi dopo la notizia - dice Cristiana Lenci - Il nostro bagno è il nostro bimbo: se ce lo tolgono è come vedersi portare via un pezzo di cuore». Lo stabilimento La Salute fu acquistato 70 anni fa dalla nonna di Cristiana: una storia lunghissima che parte dell’Artiglio. Perché uno dei palombari cresciuti nella nave entrata nella leggenda dopo la tragedia era un Lenci, nome di battesimo Giovanni.

«Siamo sempre stati in questo stabilimento, ci ricordiamo anche le parole che ci diceva nostro padre quando eravamo bambine - prosegue Cristiana - La gente crede che avere un bagno significhi essere ricchissimi senza fare niente. Non è così. Non c’è solo il canone: ci sono le tasse da pagare, l’Imu e l’Iva più alta rispetto alle altre attività turistiche. Io ho lavorato anche quando ero malata e non mi sentivo bene. E quando c’è la bufera io e le mie sorelle ci svegliamo di notte e andiamo a togliere i pattini. La nostra è un’azienda a conduzione familiare: ci lavora tutta la mia famiglia, con tre dipendenti ad aiutarci. E non siamo un’eccezione: siamo la normalità del turismo balneare versiliese. Che è fatto di realtà come la nostra: persone che conoscono tutti i clienti, che tengono a bada i loro figli quando hanno impegni. Riceviamo la loro solidarietà, perché adesso ci distruggono».Il primo problema a cui far fronte è lo stop ai lavori per la piscina. Un investimento da 400mila euro, da coprire in parte con il mutuo.

«Ma la banca - chiarisce Cristiana - ci ha contattato, dopo la notizia del via alle aste: vogliono ulteriori garanzie per concederlo». Significa nuove ipoteche: è chiaro che la famiglia Lenci deve capire il da farsi. «Nel frattempo ci fermiamo coi lavori e valutiamo se addirittura ricoprire di nuovo tutto, in attesa degli eventi. Non sappiamo cosa ci aspetti: i miei genitori abitano nel bagno, vediamo se li sfrattano. Ma se per noi finisce tutto, potrebbe anche essere un boomerang per l’economia del territorio».

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