Italia
A Massarosa tante olive e pochi operai per reccoglierle: «Presto i terreni saranno abbandonati»
L’allarme lanciato da Massimo Gay (Cia): «Un declino costante negli anni». Ecco soluzioni e possibili alternativi
VIAREGGIO. Quella della raccolta delle olive è una tradizione millenaria. Per secoli nelle colline le famiglie si sono riunite per il rito degli uliveti, dal paese arrivavano anche i vicini che si davano una mano a vicenda. Ma i tempi moderni stanno cambiando il modo di percepire la terra e i nostri uliveti si stanno spopolando, sempre meno persone se ne occupano: le piante non vengono curate e le molte sono le piante che non vengono spogliate dei propri frutti. Manca insomma un ricambio generazionale vero e proprio sul campo.
Da qui nasce l’allarme di Massimo Gay di Cia, il responsabile della confederazione italiana degli agricoltori: «La raccolta è iniziata all’incirca un mesetto fa e probabilmente si prolungherà ancora almeno fino alla fine di dicembre. Si arriva così lunghi per due motivi: il primo è che è ancora in voga la massima per cui “l’oliva più pende, più rende”, ma l’altro triste motivo è che spesso i proprietari non ce la fanno, essendo da soli e quindi devono per forza prolungare il periodo di raccolta. Non sono sporadiche queste situazioni e la situazione è preoccupante perché è progressiva».
Massarosa e Camaiore, in Versilia, sono i due territori dove l’olio e l’oliva sono un’eccellenza ma quest’anno il raccolto è stato più difficoltoso: «Abbiamo avuto un’estate molto siccitosa – spiega Gay – quindi l’oliva non è cresciuta molto. Il meteo d’altro canto ha evitato che non ci fossero attacchi da parte della mosca e questo ha mantenuto il livello del prodotto piuttosto alto. La resa è nella media: a seconda dell’esposizione e delle caratteristiche del singolo territorio si va dal 12 e il 15 per cento».
Lo spopolamento degli uliveti non è un fattore da poco: «Malgrado abbiamo colline piene di piante, gli olivicoltori professionisti sia su Massarosa e Camaiore si contano ormai sulle dita di una mano. C’è tanto hobbismo: ovvero famiglie che fanno l’olio con le piante che hanno ereditato ma senza alcuna velleità di vendita o produzione professionale. Tutto nasce appunto dal problema dello spopolamento e del lavoro. I campi nel territorio della Versilia hanno una pendenza molto elevata e sono strutturati a gradoni. Questo ci mette in competizione con uliveti del Grossetano, del Senese e del Fiorentino. Qui il territorio ha colline più dolci e quindi la raccolta è molto più agevole con un numero più limitato di persone. Da noi l’incidenza della manodopera è altissima e servono molte più persone per raccogliere lo stesso quantitativo di olive».
E c’è poi la questione del costo: «Tra le tante criticità, c’è anche l’impossibilità per un olivicoltore di trovare qualcuno che venga a raccogliere le olive e poi riesca a rientrare nel prezzo del prodotto. Tutto considerato, l’olio a 18 euro al litro non è competitivo sul mercato e si rischia molto invenduto. Il nostro prodotto versiliese di media si aggira tra i 13 e i 14 euro al litro. Se si guarda all’esterno, in Toscana si riesce a trovare anche olio a 12 euro al litro e di buona qualità».
Manca la tradizione e le braccia disposte a fare un lavoro faticoso: «Una volta le famiglie si mettevano tutti a lavorare e poco importava il costo della manodopera – continua Gay – le persone venivano assoldate per lavorare senza una garanzia di tipo lavorativo adeguata. Ovvio che da questo punto di vista si sono fatti passi avanti ma, d’altro canto, adesso quasi nessuno si può permettere si assicurare un operaio per la raccolta a 12 euro all’ora tra contributi e paga netta per circa 40 ore. E la situazione non andrà sicuramente migliorando con gli anni: si rischia che quando le generazioni degli anziani e degli adulti non ci saranno più, nessuno andrà più tra gli uliveti e non perderemo solamente un patrimonio sul piano enogastronomico ma anche culturale e sociale. Ma non c’è via d’uscita perché l’attività non è più remunerativa e il declino è dietro l’angolo».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
