Il presidio
«Vendevano scarpe e abiti contraffatti». Maxi sequestro al Mercatone Happy di Viareggio
Si tratta di centinaia di felpe Louis Vuitton e calzature Supreme e Golden Goose. Il titolare del negozio di via Mameli è stato indagato dalla Procura
VIAREGGIO. Centinaia di felpe contraffatte con il marchio Louis Vuitton e altrettante calzature, anche queste false, con i marchi di prestigio come Supreme e Golden Goose, sono state sequestrate dalla guardia di finanza di Lucca e in particolri dai militari del gruppo di Viareggio all’interno del Mercatone Happy di via Mameli, negozio che ha un’altra sede anche nel capoluogo, nella zona di San Concordio.
Un’indagine – spiegano gli investigatori – cominciata attraverso il controllo delle banche dati e in particolare dei fornitori del grande magazzino. È da questi dati che i militari delle fiamme gialle hanno scoperto che uno dei fornitori del negozio, in passato, aveva importato in Italia merce contraffatta. Da questo indizio sono iniziati gli accertamenti che hanno portato al monitoraggio della spedizione e successivamente al controllo all’interno del negozio di Viareggio che è stato effettuato la scorsa settimana.
Durante l’indagine – spiegano dal comando di Viareggio – «abbiamo valorizzato gli elementi informativi acquisiti a seguito di un attento e scrupoloso monitoraggio del territorio. Così – proseguono – abbiamo pianificato e dato esecuzione a un mirato piano d’intervento di contrasto alla contraffazione di marchi, procedendo dapprima al controllo di un esercizio commerciale a Viareggio».
Il rappresentante legale della società, un commerciante di origine straniera ma residente in Italia, è stato indagato dalla Procura di Lucca con l’accusa di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi che prevedela reclusione da uno a quattro anni. Come noto – aggiungono dal comando – anche chi acquista «rischia di essere sanzionato amministrativamente con una multa da cento a settemila euro». Per chiarire la situazione – proseguono gli investigatori – in questo caso tutto il materiale sequestrato era venduto a prezzi talmente bassi rispetto agli originali che era chiaro che non fossero acquistati come originali.
«Continuano, pertanto – è la conclusione – gli sforzi del corpo per combattere l’insidioso fenomeno della contraffazione, che mirano sempre a ricostruire le filiere del falso e i canali di finanziamento, nonché a recuperare a tassazione i proventi illeciti conseguiti. La contraffazione dei marchi è, infatti, un moltiplicatore di illegalità, per la sua capacità di alimentare più circuiti illeciti, da quello dell’evasione fiscale e contributiva a quello del commercio abusivo».
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