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Truffe e bancarotte, nei guai l’ex patron del Viareggio Calcio Eugenio Tonelli
Avrebbe ottenuto soldi da 157 persone senza restituirli Proponeva ai clienti guadagni fuori dagli standard
Libero Red Dolce
VIAREGGIo. Richiesta di rinvio a giudizio per il broker finanziario ed ex proprietario del Viareggio calcio Eugenio Tonelli. Lo accusano di avere messo insieme un sistema per truffare investitori ignari (la procura ne ha individuati 157 finora promettendo investimenti con rendimenti superiori ai tassi di mercato fino a quando non è stato in grado di restituire nulla. Si parla di cifre non da poco: 6 milioni e 753mila euro raccolti e mai restituiti. Tonelli, difeso dall’avvocato Bruno Pucci, dovrà comparire di fronte al gup Pietro Murano tra una decina di giorni, il 20 di ottobre.
L’uomo, oltre alla truffa, è anche accusato di bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio, reati che avrebbe commesso in altre situazioni come rappresentante di alcune società che gestiva.
Veniamo però alla gigantesca truffa che nel corso di svariati anni, almeno fino al marzo 2018 quando ci furono la perquisizione e il sequestro, Tonelli avrebbe portato avanti.
L’imprenditore si presentava come promotore finanziario, proponendo progetti finanziari e immobiliare, anche come titolare del gruppo Gsi International. Contattava e convinceva i possibili investitori raccogliendo i risparmi e prestando servizi di investimento e gestione collettiva di quei soldi. Questo, secondo la procura, senza che avesse autorizzazione o iscrizione, promettendo alle persone adescate rendimenti superiori ai tassi di mercato in modo da accrescere sempre di più la sua base di investitori.
Tonelli è accusato anche di non avere tenuto libri e altre scritture contabili della società Ecocasa Srl, dichiarata fallita il 3 giugno 2016, con lo scopo di procurare a sé e altri un ingiusto profitto, recando danno ai creditori.
In un’altra situazione, con la società Fabrinvest Srl, della quale era rappresentante legale, Tonelli avrebbe distratto dalle casse sociali oltre 600mila euro senza alcun beneficio o giustificazione per la società, anch’essa dichiarata fallita il 20 novembre del 2018. Soldi che sarebbero finiti nei conti di altre società o in quelle di parenti. In un caso anche accreditandoli alla moglie e al figlio.
Sempre riguardo alla Fabrinvest srl Tonelli è accusato di non avere tenuto le scritture contabili, o quantomeno di averle tenute in modo da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari. Mancherebbe il libro degli inventari dal 2012 al 2017.
Ancora, Tonelli non avrebbe depositato i bilanci e non avrebbe presentato in modo continuativo le dichiarazioni dei redditi di un’altra società, la Tonelli Immobiliare Group Srl, causandone così il fallimento.
E torna per Tonelli anche l’accusa di avere raccolto del denaro promettendo di restituirlo maggiorato dopo degli investimenti all’estero, il cosiddetto schema “Ponzi”, che prende il nome da Charles Ponzi, l’italoamericano che divenne celebre per averla applicata su larga negli Stati Uniti nel 1920. Per questo reato l’ex patron del Viareggio è stato condannato in primo grado dal tribunale di Ivrea, dopo avere truffato un cliente di Piacenza che dopo non avere visto i soldi tornare indietro lo querelò. Adesso la procura di Pisa lo accusa di avere promesso guadagni “fuori standard”, con interessi annui pari al 20 o 30 per cento del capitale investito tramite investimenti immobiliari condotti sempre tramite la Fabrinvest. Con questa scusa avrebbe accumulato ingenti somme di denaro che poi non sarebbero mai state restituite a chi si era fidato del broker sanminiatese.
Secondo la procura (le indagini sono coordinate dal pm Fabio Pelosi), i soldi guadagnati attraverso queste operazioni fraudolente Tonelli li avrebbe tenuti per sé, facendoli confluire in società e conti correnti tutti registrati all’estero (Londra, Florida e Slovenia).
Tra le persone offese, oltre ai clienti, anche la Consob (la commissione per le società e la borsa che ha il compito di tutelare gli investitori e garantire la trasparenza) e la Banca d’Italia.
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