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Versilia

#maisenza, il marchio versiliese che adesso arriva anche alla Coin

L.B.
#maisenza, il marchio versiliese che adesso arriva anche alla Coin

La storia di Michele Leonardi che ora sbarcherà nella grande distribuzione con la sua linea di abbigliamento 

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il personaggio

Non tutto nasce per gioco. O per casualità. «8 anni fa militavo in una squadra di basket, prendevo giusto i soldi per gestire la mia età, 22 anni. Poi ho cominciato a dare gambe a un progetto che da tempo avevo in testa. È così è nato il marchio #maisenza. L'hashtag, in quel periodo, non aveva certo la notorietà e la visibilità di oggi».

Michele Leonardi, anima e proprietario di un brand di abbigliamento sportivo e casual monomarca che rifornisce 120 negozi sparsi per l’Italia e titolare di un punto vendita nel cuore griffato di Forte dei Marmi di recente è entrato nella grande distribuzione: le sue proposte si troveranno infatti in 20 negozi della Coin. Che, parafrasando il gergo calcistico, è come avere conquistato l'accesso, dopo anni di buoni campionati, alla Champions League.

Una storia di intuizioni, sacrifici e voglia di emergere, quella di Leonardi che, nonostante la scia gravosa della pandemia ha visto crescere il fatturato, nell’ultimo anno, del 20 per cento: «Siamo partiti con un hashtag sui cappellini la cui varietà di colori e ricami incuriosiva e piaceva fino ad arrivare ad affacciarci all’abbigliamento per ogni sport e per la vita di tutti i giorni. All'inizio pensavo a un brand di abbigliamento sportivo e casual che strizzasse l’occhio a chi piace mettersi in mostra. Facile a dirsi - sottolinea Leonardi - un po’ meno a mettere in pratica; in questi anni ho visto tante persone, giovani e non, proporre idee straordinarie che poi non sono riusciti a concretizzare per vari motivi. Se la mia storia, fino ad oggi, può essere fonte di emulazione e ottimismo per qualcuno, ne sarei felicissimo», fa sapere Leonardi che fin da piccolo ha vissuto la vita del commercio in famiglia e che deve, in parte, la notorietà del marchio anche a un testimonial, in via del tutto amichevole, di ostentata notorietà come Mario Balotelli.

«Quando vidi, 7 anni fa, in televisione e sulle foto dei giornali Balotelli indossare il mio cappellino mi stupii relativamente: del resto era stato suo fratello a contattarmi tempo prima, a farsi spedire del materiale. Quello con Balotelli è stato un debutto straordinario anche se oggi è tutto diverso: sui social trovi ogni cosa, i testimonial costano, le offerte inflazionano il mercato. Non solo emergere è difficile, ma anche sopravvivere. È per questo che sono, anzi siamo felici di quello che abbiamo raggiunto. Lo sbarco in Coin mi ha fatto penare non poco: tanti pensieri, ma credo che sia arrivato il momento di andare ancora oltre».

Nello staff di #maisenza c'è chi si occupa di grafica, chi della stamperia, chi ancora dei negozi: gran parte degli articoli l'azienda li produce per conto proprio mentre sul mercato, ogni anno, ci finiscono oltre 50 mila cappellini griffati e sui social i follower e gli “amici” sono circa 60 mila. Numeri destinati a crescere.

«Collaboro con le università, cerco di dare una mano a chi ha idee, ci sono tirocinanti che poi, è accaduto anche di recente, cominciano a lavorare per noi», spiega Leonardi che a breve sarà babbo. «La gioia più grande. Una linea per bambini? Chissà. Intanto viviamo il presente, che ci fa ben sperare e che ci inorgoglisce».

L.B.

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