Il Tirreno

Versilia

Quella carretta a due volti e il vero spirito della festa

Simone Pierotti
Quella carretta a due volti e il vero spirito della festa

Bagno Aretusa e Rione Torre del Lago hanno unito eccezionalmente le forze  per mantenere in vita lo spirito delle pedane aggregative autogestite

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Simone Pierotti

Viareggio. Lo abbiamo scritto fin dal primo corso mascherato di metà settembre, lo ribadiamo anche ora che è ottobre è appena iniziato e le sfilate quasi terminate: non esiste Carnevale di Viareggio senza partecipazione popolare. Che passa anche per le cosiddette pedane aggregative, termine con cui da anni la Fondazione Carnevale designa le carrette fuori concorso portate sui viali a mare da gruppi interamente autofinanziati. Aprirono la strada i Burlamatti, hanno proseguito tanti altri gruppi che hanno portato brio e colore all’interno del corso.

Quest’anno, complice il Covid, quasi tutti hanno preferito restare fermi per tornare non appena la situazione sarà migliorata (ah, e per la cronaca abbiamo avuto la conferma che non sono loro a rallentare il corso). Quasi tutti, perché – seppur con un corteo a terra e poco più – ha resistito almeno il gruppo Non solo una carretta-Bagno Aretusa guidato da Renzo Pieraccini e affiancato, eccezionalmente, dal Rione Torre del Lago.

«Siamo riusciti in un’impresa eccezionale, alla fine siamo rimasti gli unici a sfilare ed è stato un miracolo – commenta Pieraccini, tra gli organizzatori di Canzonissima di Carnevale – la situazione, lo sappiamo tutti, è complicata: era importante non mollare e mantenere la partecipazione popolare anche senza la carretta a un’edizione del Carnevale comunque storica».

Pochi mesi fa, a maggio, la Fondazione Carnevale aveva proposto ai gruppi autofinanziati di partecipare con dei progetti legati ai carnevali del mondo, un po’ come nel 1964. «Abbiamo scelto Rio de Janeiro perché, con le sfilate tra settembre e ottobre, serviva qualcosa di estivo. E i costumi delle nostre maschere, oltre che leggeri, sono popolari anche per il prezzo: non più di quindici euro». Nulla a che vedere – insomma – con i costi dei carri in concorso.

Le donne sono vestite da ballerine, alcuni uomini indossano una t-shirt gialla dai bordi verdi come quella della nazionale di calcio che ha vinto cinque volte i Mondiali: sulla schiena, hanno numero e soprannome alla brasiliana. Come Albertão, che poi sarebbe Alberto Pardini del Rione Torre del Lago: «L'obiettivo era riportare la nostra festa rionale sui viali a mare dopo tanti anni di assenza – sono le sue parole – con il gruppo di Renzo c’era già una grande amicizia, questo gemellaggio è diventato soprattutto una possibilità di crescita. E ringrazio i mascheratisti Daniele Chicca e Rudy Mazzone che ci hanno aiutato con i pezzi in cartapesta».

Domanda a tutti due: coniugare i gruppi autofinanziati e i rioni è una strada percorribile anche in futuro? «Perché no? – rispondono in coro – può essere vincente, specie di questi tempi, unire le forze».

E a proposito di Carnevale popolare, una cartolina da uno dei corsi mascherati del fine settimana: le maschere del carro di Lebigre che vanno a fare festa davanti alle tribune di piazza Mazzini - una volta ci potevano pure montare, ma per carità, accontentiamoci - e a raccogliere i meritati applausi, come calciatori a fine partita davanti alla curva. Quanto c'è tremendamente mancato, tutto questo...

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