Il Tirreno

Versilia

Vannucci esalta la voglia di vivere con l’insegnamento di Ezio Bosso

Simone Pierotti
Vannucci esalta la voglia di vivere con l’insegnamento di Ezio Bosso

Il musicista scomparso un anno fa è il protagonista del carro «Sarà lui a dirigere idealmente il grande concerto della vita»

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Simone Pierotti

Viareggio. «Quando ti alzi la mattina, ricorda quale prezioso privilegio è essere vivi: respirare, pensare, provare gioia e amare». Parola di Marco Aurelio – o meglio, attribuite all’imperatore romano, ché con il mare magnum del web non si può mai star tranquilli. Ma che l’abbia realmente detto o gli sia stato affibbiato, poco importa: quell’aforisma sembra fatto apposta per descrivere il senso di Vita, il carro di prima categoria di Roberto Vannucci che è un inno al dono più bello che ci è stato fatto. Quello, appunto, di vivere.

IL TEMA

Anche se, aggiunge il costruttore, «sono quattro i sentimenti principali e le emozioni che proviamo nell’arco della nostra vita»: oltre alla gioia e all’amore citati da Marco Aurelio ci sono pure «la paura e il dolore». E l’idea è nata in pieno lockdown: «La gente stava reclusa in casa e si leggevano tante lamentele, non ne poteva più. Lì mi rivenne in mente la vicenda personale di mio padre Carlo, tornato in Italia due anni dopo la fine della guerra: era finito in posti lontani e misteriosi, aveva provato tante sofferenze… E poi ho ripensato anche a mia madre, che nell’agosto del 1990 si sentì male eppure dimostrò un grande attaccamento alla vita». E cos’è, appunto, la vita? «Che ci piaccia o no, è proprio questo. Al momento viviamo il dolore, ma poi arriverà la gioia: io so che torneremo a sorridere quando la pandemia sarà passata e dipende solo da noi. Voglio dire, da interista ho vissuto dieci anni di dolori e poi sono tornato a gioire…», aggiunge lui ridendo. Poi torna a farsi serio: «Mi mancava solo l’immagine perfetta per sintetizzare questo concetto». O, più precisamente, un volto. E Vannucci l’ha trovato: Ezio Bosso, il direttore d’orchestra, compositore e pianista morto un anno fa a causa dell’aggravarsi della malattia neurodegenerativa che lo perseguitava da nove anni. «Ha dato una lezione di vita incredibile: ha certamente provato il dolore e avuto paura, ma al tempo stesso ha vissuto con amore e dato tanta gioia».

IL CARRO

Proprio Bosso è il protagonista della costruzione: seduto a un grande pianoforte, «dirigerà il concerto della vita». Dietro di lui dominano la scena cinque torri, collocate ad altezze diverse – quella centrale raggiunge i venti metri, le altre quattro arrivano tra i quindici e i tredici. Un carro imponente, come da buona tradizione vannucciana. Con un espediente davvero intrigante, a giudicare da come lo racconta il costruttore stesso: «Le torri hanno dei pannelli simili ai prismi rotanti dei cartelloni pubblicitari. Oh, sono 600 lamelle che girano per tre volte su dei rocchetti delle biciclette». Come dire: c’è del lavoro dietro – non che noi ne dubitassimo.

Torniamo alle torri: «A rotazione verranno mostrate le immagini di 72 maschere del mio carro che sono state coinvolte con entusiasmo in una bellissima iniziativa: un fotografo, Samuele Marsili, le ha immortalate mentre esprimono, con un gesto o la mimica facciale, la paura, il dolore, la gioia e l’amore. Una donna che era incinta è poi voluta tornare col figlio appena nato… È stato davvero emozionante».

La coreografia, che vede protagonisti i figuranti nelle vesti di pagliacci, si svilupperà in quattro diversi momenti, ognuno della durata di due minuti: i pannelli delle torri saranno prima celesti e rosa (l’amore), poi in bianco e nero (la paura), successivamente bordeaux e viola (il dolore) e infine gialli e arancioni (la gioia), ciascuno con la propria colonna sonora che spazia dal “Requiem” di Giuseppe Verdi ai Queen, da una sinfonia di Tomaso Albinoni a una, ovviamente, di Bosso. E allora, per citare una famosissima canzone dei Coldplay che divenne una sorta di inno ufficioso del primissimo Barcellona di Guardiola, "viva la vida"...

(9 - fine)

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