«Le trentadue vittime non erano esposte a rischio lavorativo»
viareggio. Parole difficili da comprendere e “digerire”, quelle con le quali i giudici della quarta sezione penale della Corte di Cassazione motivano la scelta di far venire meno l’aggravante dell’infortunio sul lavoro nel disastro ferroviario di Viareggio, 12 anni fa e 32 morti. Una scelta che ha determinato la prescrizione dell’omicidio colposo. Così che l’unico reato che rimane in piedi, a carico degli imputati, è quello di disastro ferroviario. «Non si è trattato di persone esposte al rischio lavorativo», scrivono i giudici della Suprema Corte relativamente a quelle 32 persone, bambini compresi, che credevano di essere al sicuro dentro le proprie case, allo scoccare della mezzanotte di una sera di inizio estate. «Non erano presenti in modo non occasionale», continua la sentenza, «sul luogo di lavoro (che per la valutazione delle posizioni degli operatori di Trenitalia è solo il convoglio e gli altri luoghi nella disponibilità di tale impresa)» e «non svolgevano attività almeno connesse a quelle dell’impresa Trenitalia».
Ma non solo. a Procura di Lucca, giudici del Tribunale di Lucca e quelli di Corte d’Appello di Firenze, la Cassazione rimprovera: «Ancor più radicale è l’errore di considerare i trentadue fatti omicidiari (e dunque le 32 vittime, ndr) come se si trattasse di un unico fatto-reato».
D.F.
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